Euribor, la discesa continua mutui variabili meno cari

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La Repubblica

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L’Euribor gioca ancora una volta d’anticipo. Se da Francoforte è giunta la fumata nera per un’ulteriore riduzione del tasso di riferimento, il parametro per i mutui a tasso variabile ha già materializzato un nuovo sconto sia per gli attuali che per i futuri mutuatari. L’Euribor a tre mesi che il 5 luglio, giorno dell’ultima sforbiciata al tasso Bce, quotava 0,64% ora si è attestato allo 0,38% registrando, così, una riduzione dello 0,26%. In pratica, si è materializzato il taglio di un quarto di punto che poteva essere deciso dalla Bce. Oggi un finanziamento a tasso variabile permette un risparmio consistente rispetto ad un mutuo a tasso fisso: per un importo di 150.000 euro di durata ventennale, le migliori offerte propongono un mutuo a rata “ondeggiante” a 839 euro rispetto ad un tasso fisso con un costo di 1.009 euro. In sostanza, un risparmio nell’ordine del 20%.

Per quanto tempo la scelta del mutuo a tasso variabile permetterà di avere un risparmio rispetto al tasso fisso? «Dalle quotazioni dei futures sull’Euribor a tre mesi — spiega Stefano Rossini, amministratore delegato del broker online MutuiSupermarket — è possibile estrapolare l’aspettativa degli operatori di mercato sull’andamento dell’Euribor a tre mesi sul prossimo quinquennio. Attualmente, il mercato prevede che  l’Euribor 3 mesi diminuirà ancora sino a novembre di quest’anno per raggiungere un minimo dello 0,25% e — continua Rossini — successivamente crescerà in maniera lenta e continuativa per superare la soglia dell’1% solo a dicembre 2015. Ad agosto 2017, l’Euribor raggiungerebbe l’1,86%».

Applicando questi valori, per un mutuo a tasso variabile stipulato oggi, nell’agosto 2017 la rata risulterebbe ancora conveniente rispetto ad un finanziamento a tasso fisso. Ovviamente, sono previsioni basate su aspettative di mercato che sono rapide al cambiamento e, dunque, volatili.

Da non sottovalutare poi la possibilità di una revisione delle modalità di determinazione dell’Euribor che, attualmente, è sotto la lente di ingrandimento dell’Antitrust europeo per accertare eventuali accordi fra le banche per manipolare una delle componenti dei mutui a tasso variabile. Attualmente, il differenziale fra fisso e variabile è di circa due punti percentuali. «Questa forbice — spiega Roberto Anedda, vicepresidente di MutuiOnline — permetterà notevoli risparmi per gli anni iniziali di ammortamento; tuttavia, nel lungo termine questo differenziale potrebbe essere colmato e anche superato, quando la situazione generale tornerà, come è lecito pensare, gradualmente sotto controllo».

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