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Il dilemma infinito: tasso fisso o tasso variabile?

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Il dilemma infinito: tasso fisso o tasso variabile?

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Stiamo attraversando un periodo molto favorevole per chi ha intenzione di chiedere un mutuo. Le banche, dopo un periodo di estrema cautela e conseguente stretta del credito, stanno riprendendo a farsi concorrenza sul fronte prezzi e stanno offrendo prodotti nuovi, come il variabile con cap. Inoltre oggi i tassi sono ai livelli minimi, con un IRS - tasso cui sono indicizzati i mutui a tasso fisso - al di sotto del 4% ed un Euribor - tasso cui sono indicizzati i mutui a tasso variabile - al di sotto dell’1%. Da ultimo, le condizioni macroeconomiche, caratterizzate da previsioni di una lenta ripresa e conseguentemente bassa inflazione, lasciano presagire che i tassi rimarranno ancora per un po’ ai livelli minimi.

Ma nel momento in cui si voglia acquistare un immobile con un mutuo verso quale tasso è meglio orientarsi? Verso il tasso variabile, con il rischio che in qualche anno la rata salga considerevolmente, o verso il tasso fisso, che consentirebbe di approfittare del periodo di tassi minimi? Sicuramente il tasso variabile è estremamente allettante: attualmente i mutui a tasso variabile hanno tassi, incluso lo spread, intorno al 2%. Anche orientandosi verso un tasso fisso comunque le condizioni sarebbero ottime: si trovano prodotti con tassi intorno al 5%, praticamente quelli che venivano richiesti per i tassi variabili prima della crisi. Crediamo sia preferibile evitare di fornire consigli universali. La scelta del tasso è estremamente personale e inoltre si rischia di sbagliare sempre, qualsiasi consiglio si fornisca. L’unico suggerimento che ci sentiamo di fornire ai consumatori orientati verso il tasso variabile, è quello di prevedere quale sarebbe il livello della rata cui andrebbero incontro in caso di tassi in salita. Per porsi al riparo da rischi si possono poi scegliere i mutui a tasso variabile con cap, ossia in cui viene definito a priori un tetto massimo oltre il quale il tasso non può salire. Costano un po’ di più rispetto al tasso variabile puro ma si ha la certezza che il tasso, e conseguentemente la rata, non potranno salire oltre un determinato limite (normalmente fissato fra il 5% e il 5,8%).

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