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Nelle ultime settimana la confusione regna sovrana nell'area euro e il thrilling continua fra sondaggi e previsioni. Quali sono gli effetti collaterali? Il calcolo è senza dubbio difficoltoso ma una previsione dei possibili scenari può risultare utile per fare un po’ di chiarezza. Un’uscita della Grecia dall’Eurozona rappresenta una vera incognita: l’ipotesi peggiore, infatti, potrebbe costare all’Italia 11 miliardi di euro di maggiori oneri sul debito pubblico. Il nostro Paese fronteggerebbe l’aumento del dubito più consistente all’interno dell’Eurozona ma gli effetti per gli altri paesi membri sarebbero comunque significativi, visto che l’addio di Atene potrebbe costare in tutto 30 miliardi nel biennio 2015-2016.

Facendo due conti, la Grexit costerebbe circa mille euro ad ogni italiano, così come segnalato dall’agenzia di rating Standard & Poor’s: l’Italia, di fatto, pagherebbe buona parte dei 30 miliardi complessivi stimati in caso di uscita della Grecia dall’euro. Le conseguenze vanno ricercate maggiormente nei rendimenti dei titoli di Stato piuttosto che nell’economia reale: le prime posizioni per le perdite potenziali, infatti, sarebbero occupate da quei paesi con un alto debito pubblico, che hanno sofferto particolarmente la crisi dello spread.

‘Dentro o fuori dall’Euro’, la Grecia potrebbe costarci cara: questo è quanto emerge dallo studio del Fondo monetario internazionale in relazione alla sostenibilità del debito greco. Riassumendo, l‘Italia ha già accordato prestati allo Stato ellenico per un totale di 36 miliardi di euro, una media di 600 euro a testa per ciascun cittadino italiano. I tempi previsti per il rientro saranno piuttosto lunghi, e stando a quanto afferma l’Fmi, è alta la probabilità che non vengano restituiti interamente.

Tensioni sì, tempeste no. La reazione degli investitori, anche secondo gli esperti, non dovrebbe essere drammatica: sono in pochi, infatti, coloro che azzardano una previsione che vada oltre la grande volatilità dei prezzi e l’inevitabile risalita degli spread, anche fino a un valore di 200. Le mosse - e le difese - in campo monetario saranno comunque decise a livello europeo, in primo luogo dalla BCE: il quantitative easing, ‘strumento potente’ cui si affida anche il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, potrebbe rivelarsi decisivo nel contrasto ad eventuali scossoni del mercato finanziario. Ma guardando alle tasche degli italiani, cosa potrebbe accadere ai mutui? Per ora non sono previsti rincari delle rate: tenendo conto dello scudo protettivo di liquidità della Banca centrale europea e dell’impegno dell’Unione europea per un eventuale default controllato, gli spread applicati dalle banche dovrebbero rimanere stabili: visti gli indici di riferimento, Euribor e Irs, ai minimi storici, guardiamo ai prossimi mesi con cauto ottimismo.

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