La corsa al mutuo alle condizioni migliori

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La corsa al mutuo alle condizioni migliori

L’acquisto di un immobile da adibire a “prima casa”, sottoscrivendo un mutuo, rappresenta un passo decisivo nella vita delle persone. E quando si parla di mutuo, ovviamente si accendono mille domande: che mutuo mi posso permettere, che rata riesco a sopportare mensilmente, per quanto tempo, quanti interessi dovrò pagare. 

Le domande che si accumulano in questi casi sono davvero tante e di certo la scelta fra tasso fisso e uno variabile diventa molto importante. Fondamentale per scegliere bene, è informarsi e raccogliere tutti i dati necessari per richiedere un finanziamento con le idee chiare.

Prima di affrontare le differenze più "sottili" fra i due tipi di mutuo, è bene ripassare cosa è uno e cosa è l'altro: un mutuo a tasso fisso, parametrato all’Eurirs, prevede un tasso d’interesse mensile fisso e una rata costante. Nel caso di un mutuo per piccoli importi, ovviamente la durata sarà estremamente più breve e si potrà pensare ad altre soluzioni, mentre per quelle lunghe, il fatto di avere il tasso fisso rappresenta una certezza a livello di fluttuazioni di mercato. 

Il mutuo a tasso variabile, così come già chiaro nella sua denominazione, è il finanziamento che prevede che il tasso di interesse sia dipendente dall'oscillazione di un indice finanziario di riferimento, ovvero l'Euribor. In base all'andamento del mercato finanziario, cambia l'ammontare della rata del mutuo. 

L'importo aumenta quando l'Euribor sale, mentre diminuisce quando l'indice finanziario scende. Il mutuatario che sottoscrive questo finanziamento deve essere ben cosciente che l'importo della rata dipenderà dall'andamento del mercato riferito al periodo previsto per il pagamento della nuova rata.

Nel momento in cui il mutuatario sceglie, all'atto dell’accensione del contratto un mutuo a tasso variabile, vuol dire che preferisce sostenere nei primi mesi del piano di ammortamento una rata dall'importo ridotto rispetto a quello con tasso di interesse fisso.

In sintesi, meglio il mutuo a tasso fisso o variabile? È uno degli interrogativi più diffusi quando si decide di comprare casa. Con il primo si sceglie di pagare rate più alte con la certezza, però, di essere al riparo da eventuali rialzi futuri nei tassi di interesse. Con il secondo, invece, si risparmia nel breve termine, ma il futuro potrebbe riservare un cambiamento poco felice.

Il mutuo con tasso di interesse variabile è la soluzione più economica? La convenienza di questa formula è in realtà tale da giustificare eventuali rischi futuri. Chi sceglie il tasso fisso mette le mani avanti e cerca di tutelarsi in largo anticipo: il mutuatario paga qualcosa in più all'inizio per essere sereno negli anni che seguono.

Il tasso variabile invece è adatto a chi non ha paura di rischiare: se il tasso d'inflazione aumenta anche la rata ne sarà influenzata e il suo importo salirà. In un primo periodo il tasso variabile, rispetto a quello fisso, è più conveniente. Quando l'inflazione diminuisce, il mutuatario ne trae vantaggio in quanto la rata andrà a diminuire. Il valore della rata, sia in positivo che in negativo, dipenderà in ogni caso dalle oscillazioni del mercato.

Detto questo, il momento è proficuo per sottoscrivere un mutuo. Nel primo semestre è stata una corsa al tasso fisso, ma il tasso variabile potrebbe essere rivalutato già in questi mesi. E per chi non avesse approfittato delle straordinarie condizioni che il mercato dei mutui offre ormai da oltre un anno a questa parte, è sicuramente tempo di affari.

Il crollo dell’Eurirs alle varie scadenze, a cui sono legati i mutui a tasso fisso, è stato superiore a quello dell’Euribor, non fosse che per il fatto che quest’ultimo sia da anni già a livelli infimi e negativi. Ciò ha reso relativamente più conveniente il mutuo a tasso fisso, tant’è che l’80% delle richieste nel primo semestre è andato in tal senso e ben il 90% delle erogazioni effettive. Ma con gli ultimi segnali dalla BCE è diventato molto ev idente che i tassi resteranno bassi per un periodo più lungo di quanto ipotizzato fino a pochi mesi fa.

La BCE ha già ufficializzato la sua intenzione di non alzare i tassi fino ad almeno la prima metà del 2020 e sta segnalando piuttosto apertamente che taglierà i tassi e varerà un nuovo ciclo di “quantitative easing”. 

I tassi di mercato stanno precipitando a livelli ancora più bassi, con l’Euribor a 1 mese al -0,39% e quello a 3 mesi al -0,35%, mentre l’Eurirs a 5 anni è sceso al -0,25%, quando a inizio anno stava in area 0,20%. E quello a 10 anni è passato dallo 0,77% allo 0,15%, a 20 anni dall’1,28% allo 0,64%.

Anche il cambio al vertice della BCE con la nomina di Christine Lagarde non dovrebbe avere degli effetti in termini di tassi di interesse e conseguenze sui mutui. Con tutta probabilità il nuovo Presidente opterà per una soluzione di continuità con la politica monetaria espansiva di Mario Draghi, proseguendo sulla sua scia.

E fino a che punto la riduzione del costo dei mutui è legato al calo dello spread, ovvero al differenziale tra i rendimenti tra Btp decennale e Bund tedesco? Il legame diretto tra spread e mutui non è mai stato né chiaro, né provato. In senso stretto non c’è un relazione, perché i mutui sono parametrati a indici relativi all'area euro e non all’Italia. 

I mutui a tasso fisso, che oggi rappresentano quasi il 90% delle erogazioni, sono legati all’Eurirs, che misura il costo per scambiare un credito a tasso fisso con uno a tasso variabile: più le prospettive in area euro sono di denaro a basso costo più è basso anche il parametro.

Ma il rialzo dello spread e quindi del tasso dei Btp può impattare sui bilanci delle banche, costrette fare i conti con la svalutazione dei titoli che detengono. Il crollo dello spread fino a un minimo di 196 punti base per la scadenza a 10 anni tra BTp e Bund allontana per ora questo timore, vale a dire che le banche possano stringere i cordoni della borsa ed erogare meno mutui e a tassi più alti.

Finora non c'è stata la stretta per le famiglie, che oggi possono usufruire delle condizioni migliori mai viste in Italia: i tassi fissi a 20 anni infatti si aggirano attorno all’1,5%, i variabili sono sotto l’1%. Un’occasione per chi voglia comprare casa o per chi voglia sostituire con una surroga un mutuo stipulato anche da poco tempo.

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