Mutui, a gennaio l'Euribor si fa il lifting

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Mutui, a gennaio l'Euribor si fa il lifting

Dal 1° gennaio 2020 muoverà i suoi primi passi il nuovo Euribor, il tasso interbancario che suona tanto familiare perchè interessa tutti coloro che stanno rimborsando un mutuo a tasso variabile. Cambierà volto e verrà calcolato in un modo nuovo. 

In questo momento il sistema utilizzato per determinare l’Euribor si basa sulle dichiarazioni di una ventina di banche europee circa il valore dei tassi a cui si scambiano il denaro fra loro.  In pratica, sparirà il meccanismo basato sulla comunicazione telefonica delle quotazioni da parte delle banche (che segnalano a che tasso si scambieranno denaro).

Come mai un simile cambiamento? Questo metodo, che in passato aveva portato ad alcuni episodi di manipolazione, verrà sostituito da un calcolo basato sugli scambi effettivi avvenuti tra le banche. Da un sistema “fiduciario” si passerà a un criterio più scientifico per ottenere giornalmente il nuovo Euribor (sulle varie scadenze da 1 settimana a 12 mesi).

La fase di transizione al nuovo Euribor riguarderà esclusivamente gli addetti ai lavori che dovranno capire come far funzionare nel concreto in modo efficiente il nuovo metodo, che sarà "attivo" a partire dal 2022.

Cosa cambierà per i mutuatari? Formalmente nulla. Non sono attese grandi rivoluzioni e impatti sui sottoscrittori di mutui, perché il loro contratto continuerà ad essere agganciato all’Euribor (la maggior parte segue quello a 3 mesi e un’altra fetta importante è agganciata all’indice mensile). 

Dunque anche nella nuova versione l'Euribor non dovrebbe scostarsi significativamente da quanto avviene ora. Dalle analisi fatte le variazioni sembrano poter rimanere nell'arco di una manciata di punti base, dagli 1 ai 5 punti base. Si tratta di millesimi rispetto a quello che è il livello attuale.

Anche nella sostanza, non dovrebbe cambiare nulla se non che il nuovo Euribor in certi momenti potrebbe essere più volatile, qualora gli scambi effettivi tra le banche del panel dovessero rarefarsi. 

Un’ipotesi tuttavia estremamente remota dato che si verifica quando viene a mancare la fiducia tra le singole banche (come accaduto l’ultima volta nel 2008, anno in cui l’Euribor balzò per alcune settimane oltre il 5%). 

Oggi le banche hanno un problema di redditività ma non di liquidità (di quella ce n’é fin troppa come dimostra la bassa domanda alle ultime aste T-Ltros, finanziamenti a medio termine a sconto della Bce).

Il nuovo Euribor sarà probabilmente più stabile e veritiero: sarà un tasso più affidabile. Non esporrà chi avrà i mutui a tasso variabile a repentini sbalzi dei valori e offre una maggior certezza sul lato della determinazione dell'indice. Possibile dunque che questo cambio si risolva con qualche scartoffia da leggere e poco più.

Anche i mercati non sembrano agitati per la rivoluzione nel calcolo dell’Euribor, con una previsione di ulteriore calo nei prossimi due anni, passando dall’attuale -0,43% ad un -0,55% nel 2021, per poi risalire nel 2025 al -0,15%. Si prevede che l’Euribor nei prossimi anni possa beneficiare delle politiche della Bce sul taglio dei tassi, dal -0,5% al -0,6% e per questo è previsto un calo fino al 2021.

Per i "mutuatari variabili" il fatto che l’Euribor dovrebbe restare negativo e quindi tecnicamente andrebbe sottratto anziché sommato allo spread per il calcolo del tasso finale del mutuo non può che essere una buona notizia. L’Euribor è negativo da marzo 2015, quindi da oltre 1.300 giorni. E tale dovrebbe restare per almeno altri 6 anni, ovvero altri 2.180 giorni. Anche nella nuova, e più scientifica, versione.

Intanto, in molti iniziano a chiedersi cosa succederà ai mutui con l’avvento della francese Christine Lagarde al timone della Banca Centrale Europea, prendendo lo scettro al posto di Mario Draghi. Dal 1° novembre 2019, data di inizio del mandato, partirà infatti il nuovo piano di acquisto asset (QE) da parte della Bce, annunciato lo scorso settembre.

Occorre precisare che allo stato attuale un rialzo dei tassi è da considerarsi uno scenario non immediato. In una prospettiva di lungo raggio ci sarà da fare i conti con la posizione di quanti – all’interno del Board – hanno mostrato i primi segnali di insofferenza nei confronti di una politica di tassi bassi a tempo indefinito. Tradotto: prima o poi la “bonaccia” finirà.

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