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Prezzi delle case ridotti: italiani meno ricchi

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Prezzi delle case ridotti: italiani meno ricchi

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La crisi del mercato immobiliare che ha portato nell’ultimo quinquennio ad un significativo deprezzamento delle case impatta notevolmente sulla ricchezza complessiva delle famiglie italiane: è quanto emerge dal bollettiino statistico pubblicato lo scorso 15 dicembre da Banca d’Italia. In particolare, si è registrata una flessione dell’1,4% nel corso del 2013 causata principalmente dal calo del valore degli immobili: sebbene la ricchezza netta rispetto agli altri paesi risulti comunque superiore – merito anche della capacità di risparmio che caratterizza da sempre il popolo italiano – il patrimonio abitativo detenuto dai nostri concittadini nel 2013 ha subito una riduzione del 4,1% rispetto all’anno 2012.

Nelle giornate che hanno visto oltre 24 milioni di proprietari di immobili impegnati nel saldo delle tasse locali sulla casa (Tasi, Tari ed Imu), le stime preliminari per il primo semestre 2014 non lasciano troppo spazio all’ottimismo: si prevede, infatti, che la ricchezza netta delle famiglie italiane dovrebbe registrare un’altro segno negativo (-1,2%) , seppur ridotto rispetto al dato di chiusura dell’anno 2013. L’unica consolazione riguarda il confronto internazionale: simile a quella di francesi ed inglesi, la ricchezza netta risulta superiore a quella delle famiglie americane e tedesche; un po’ a sorpresa, dunque, il benessere della Germania – che vuole guidare l’Europa verso la ripresa, influenzando la politica economica e le misure da adottare in futuro – si scontra con quanto emerge dalla ricerca condotta da Bankitalia.

L’auspicio, dunque, è di assistere nei prossimi mesi a una sensibile inversione di tendenza del settore immobiliare e una conseguente – quanto desiderabile – ripartenza del mercato dei mutui: se nel biennio appena trascorso gli italiani hanno visto diminuire la loro ricchezza complessiva, occorre sottolineare che da novembre 2013 a novembre 2014 i depositi sono aumentati di ben 44 miliardi di euro (+3,6%), a conferma della volontà di risparmiare, rinviando gli investimenti a ‘data da destinare’. Che possa essere il 2015 l’anno giusto?

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