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Dopo anni di penitenza per il mattone, in Italia sembra conclusa la fase critica e ci si appresta a dare finalmente l’addio all'era glaciale che ha caratterizzato la finanza; ma sarà realmente così? I segnali positivi non mancano: per chi ha voglia di investire le occasioni non mancano, senza dover attendere il momento più basso del ciclo negativo per cercare un affare. In sostanza, coloro che se la prendevano comoda, ora possono affrettarsi. Occorre aggiungere, tuttavia, che il bicchiere della ripresa del mercato è solo ‘mezzo pieno’: l’Agenzia delle Entrate ha registrato un -3% delle transazioni nel primo trimestre del 2015, dopo i dati positivi dell'ultimo trimestre 2014, una vera e propria doccia fredda per il mercato immobiliare. L’amarcord sarà pure démodé, ma ‘ai bei tempi’ il numero di compravendite nei 12 mesi erano mediamente 800 mila, distante anni luce dalla situazione attuale.

All’inizio della crisi il numero di unità abitative invendute erano oltre mezzo milione e stando ai dati rilevati da Bankitalia il numero attuale non è diminuito come da attese. Per l’Italia, però, è fondamentale rimettere benzina in un settore così importante, fortemente penalizzato da un crollo della redditività nettamente superiore rispetto ad altri settori produttivi: come ricorda via Nazionale, infatti, la filiera del mattone rappresenta il 20% del Pil e il ridimensionamento del comparto ha causato un taglio della crescita del Pil di un punto e mezzo, dal 2007 a oggi.

La Bce ribadisce che il quadro macroeconomico sta evolvendo, nonostante la ripresa sia per ora debole. Se l’inflazione dovesse rimanare al di sotto della soglia minima del 2%, il programma di 'Quantitative Easing' non dovrebbe subire variazioni, proseguendo fino a settembre del prossimo anno, salvo aggiustamenti che si dovessero rendere indispensabili nei prossimi mesi (peraltro esclusi al momento dal governatore Draghi). Tutto questo cosa comporta per aziende e famiglie? La risposta sembra quasi automatica: molto probabilmente i tassi di interesse dovrebbero rimanere sui livelli attuali per alcuni mesi, per poi alzarsi gradualmente nel corso del prossimo anno e di quello successivo, senza tuttavia tornare ai livelli pre-crisi: il momento per richiedere il mutuo, quindi, è quello giusto!

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