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title: "In Trentino-Alto Adige mutui più elevati, il 70% sulla prima casa"
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type: rassegna
description: "Secondo Il Sole 24 Ore e MutuiSupermarket.it, quasi metà delle compravendite residenziali in Italia è sostenuta da un mutuo: domanda +20% nel primo semestre 2025."
lastmod: 2025-10-13
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# In Trentino-Alto Adige mutui più elevati, il 70% sulla prima casa

13 ottobre 2025

Il Sole 24 Ore

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[Stefano Rossini](/chi-siamo/stefano-rossini/)

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[Stefano Rossini](/chi-siamo/stefano-rossini/)

# In Trentino-Alto Adige mutui più elevati, il 70% sulla prima casa

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**Domanda in aumento del 20% nei primi sei mesi: 6,5 milioni di contratti attivi**  
_L’Osservatorio_

In Italia quasi metà delle compravendite residenziali è sostenuta da un mutuo e sono circa 6,5 milioni gli italiani con un contratto attivo. Importi richiesti, età dei mutuatari, loan to value e tasso di interesse variano molto, però, lungo lo Stivale.

«Nella prima metà dell’anno la domanda di nuovi mutui è cresciuta del 20%», afferma Stefano Rossini, amministratore delegato di MutuiSupermarket.it, la piattaforma online che consente di comparare l’offerta degli istituti di credito.

L’importo medio richiesto, ad esempio, risulta più elevato in Trentino-Alto Adige, dove si registra un record di oltre 190 mila euro. Seguono, nell’ordine, la Lombardia, il Lazio e l’Emilia-Romagna, con un importo medio dei mutui che si aggira intorno ai 146 mila euro. Nel complesso si tratta di quattro regioni dove il valore delle abitazioni compravendute e sostenute da mutuo risulta più elevato della media. All’estremo opposto della graduatoria si collocano la Valle d’Aosta, dove il valore medio del mutuo si ferma a 95 mila euro, oppure Basilicata, Calabria e Puglia con importi inferiori a 110 mila euro.

Emergono significative differenze anche nel _loan to value_, cioè l’ammontare del mutuo richiesto in rapporto al prezzo di acquisto della casa. Il primato spetta alla Valle d’Aosta, con l’85% di copertura, immediatamente seguita dalla Basilicata, dove in media si richiede il 79,9% del valore dell’immobile. Seguono Emilia-Romagna e Abruzzo, entrambe con il 78,5%. Il _loan to value_ più contenuto, invece, si registra nel Lazio (71,6%), in Campania (71,7%) e in Trentino-Alto Adige (72%).

Più nel dettaglio, articolando l’analisi nelle grandi città, si va da un _loan to value_ pari all’80,1% registrato in media a Torino fino all’89,6% rilevato a Bari. In mezzo si incontrano i dati rilevati a Napoli, Milano e Firenze (rispettivamente 80,2%, 80,4% e 80,5%), oppure a Roma (82,1%) e Bologna (83,7%).

In una fase caratterizzata dal congelamento dei tassi da parte della Banca centrale europea, con un nuovo taglio di 25 punti base previsto non prima dell’inizio del 2026, gli italiani continuano a preferire il tasso fisso. La regione con la quota più elevata di preferenze è la Calabria, con il 96,2% di richieste di mutuo a tasso fisso. Seguono Veneto, Lazio, Liguria (con il 92,8%) e Sicilia (93,3%). Meno inclini al tasso fisso i richiedenti di Basilicata (83,3%), Umbria (85,7%), Marche (85,5%), Emilia-Romagna (87,6%) e Toscana (88,1%).

La quota di richiedenti under 36, inoltre, risulta più elevata della media in Lombardia, dove addirittura il 51,7% delle domande di nuovi mutui arriva dai giovani. L’incidenza resta elevata, appena sotto la metà del totale, in Friuli Venezia Giulia (46,0%), Veneto (44,9%) e Trentino-Alto Adige (44,1%). Le regioni dove invece la propensione dei giovani risulta più contenuta sono Calabria (32,9%), Marche (34,2%), Umbria (35,7%) e Toscana (36,4%).

Complessivamente resta elevata la percentuale di mutui con finalità di acquisto della prima casa, rispetto al totale delle richieste, in particolare in Trentino-Alto Adige (70,6%), Abruzzo (70,5%), Liguria (68%) e Marche (67,1%). La quota più bassa di “mutui prima casa” si rileva in Puglia (52%), Umbria (53,6%) e Campania (53,9%).

— _Mi.F._  
© RIPRODUZIONE RISERVATA

**L’identikit**  
I richiedenti più giovani sono in Lombardia: il 51% è under 36. A Torino il _loan to value_ medio sfiora il 90%.

**I calcoli.** Servono in media 17 stipendi per chiudere le pendenze attive, ipotizzando che venga accantonata l’intera retribuzione.

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