BCE, tassi fermi ad aprile: rialzo solo rimandato

christine lagarde riunione bce 30 aprile 2026

Oggi 30 aprile il Consiglio Direttivo della BCE ha deciso di lasciare i tassi invariati per la settima volta consecutiva: il tasso sui depositi resta al 2,00%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,15%, quello sui prestiti marginali al 2,40%. Una decisione attesa, ma che racconta uno scenario più difficile di quanto fermarsi ai numeri lascerebbe intendere.

A marzo avevamo scritto che i tassi erano fermi perché il quadro era troppo instabile per muoversi in qualsiasi direzione. Oggi la situazione è la stessa – ma i numeri sono peggiorati. L’inflazione è salita al 3,0% ad aprile, dal 2,6% di marzo e dall’1,9% di febbraio. La componente energetica è la principale responsabile: +10,9% su base annua, dopo il +5,1% di marzo. Sul fronte della crescita, il PIL dell’area euro nel primo trimestre 2026 si è fermato a un +0,1%, con i sondaggi che indicano un ulteriore rallentamento nei mesi a venire. La pausa di oggi non è un segnale di stabilità: è una sosta in un percorso che si sta complicando.

“Stagflazione”? Lagarde dice no, e spiega perché

Durante il Q&A, Christine Lagarde è stata posta davanti alla domanda diretta: siamo di fronte a una stagflazione?

La presidente ha respinto il termine con decisione. Per capire perché, vale la pena fare un passo indietro.

La stagflazione è un fenomeno storicamente preciso: quello che colpì le economie occidentali negli anni ’70, innescato dagli shock petroliferi del 1973 e del 1979. In quel contesto, l’inflazione era galoppante da anni, le aspettative inflazionistiche erano completamente disancorate, i mercati del lavoro erano rigidi e le banche centrali non avevano né gli strumenti né la credibilità per intervenire efficacemente. La crescita si fermò, i prezzi continuarono a salire, e il sistema rimase intrappolato in quella combinazione per un decennio.

Oggi, secondo Lagarde, le condizioni sono diverse su due fronti essenziali. Il primo è la crescita: le proiezioni BCE indicano uno 0,9% per il 2026 (rivisto al ribasso rispetto a dicembre, ma pur sempre positivo), seguito da un recupero a 1,2% nel 2027 e 1,3% nel 2028. Numeri modesti, inferiori alle attese pre-guerra, ma incompatibili con una vera stagnazione. Il secondo è il framework di politica monetaria: le aspettative di inflazione a lungo termine restano ancorate intorno al 2%, segno che i mercati credono nella capacità della BCE di riportarla nei pressi dell’obiettivo per il medio termine. Negli anni ’70 quella credibilità non esisteva, oggi sì.

Le aspettative di inflazione a lungo termine restano ancorate intorno al 2%, segno che i mercati credono nella capacità della BCE di riportarla nei pressi dell’obiettivo.

Il rialzo è rimandato, non cancellato

La BCE è ferma, ma i mercati guardano avanti. Analizzando la curva dei futures, le aspettative indicano comunque due rialzi entro la fine del 2026, per un totale di 0,50 punti percentuali, seguiti da un probabile terzo intervento a inizio 2027. Successivamente, in assenza di ulteriori shock, i tassi dovrebbero stabilizzarsi fino almeno alla prima metà del 2029.

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Per il periodo Gennaio 2022 – Aprile 2026 indicati i valori medi mensili di Euribor 3 mesi e IRS 20 anni.
Per i valori attesi da Maggio 2026 a Aprile 2031 estrapolati i dati dalle quotazioni dei Futures sull’Euribor 3 mesi scambiati sul Mercato Liffe di Londra il 30/04/2026

La stessa Lagarde ha ribadito l’approccio meeting-by-meeting, senza pre-impegni su nessun percorso. Le variabili che Francoforte monitora con maggiore attenzione sono le stesse citate a marzo: andamento delle materie prime, colli di bottiglia nelle catene di fornitura, segnali sulla domanda e dati salariali. Per ora i salari mostrano ancora segnali di rallentamento, ma le aspettative sulle altre componenti di costo stanno salendo.

Cosa significa per i mutui

Per chi ha un mutuo a tasso fisso, la decisione di oggi non cambia nulla: la rata è bloccata e rimane tale. Chi sta valutando di sottoscriverne uno può ancora approfittare delle condizioni attuali, tenendo presente che i listini bancari si aggiornano in risposta alle aspettative di mercato – e quelle puntano verso l’alto.

Per chi ha un mutuo a tasso variabile, il quadro è più articolato. Nell’immediato l’Euribor non subisce variazioni dirette dalla decisione di oggi, ma la traiettoria attesa resta in salita. I due rialzi previsti entro fine anno si tradurrebbero concretamente, per un mutuo da 150.000 euro a 30 anni, in un aumento della rata mensile di circa 42 euro, pari a oltre 500 euro in più all’anno. Non una cifra drammatica presa da sola, ma significativa se sommata all’aumento generale del costo della vita che le famiglie stanno già assorbendo.

Per capire nel dettaglio cosa potrebbe succedere alla propria rata nei prossimi mesi, il Calcolatore di simulazione rata mutuo a tasso variabile di MutuiSupermarket permette di proiettare l’andamento sulla base delle ultime previsioni Euribor disponibili. Per chi preferisce un’analisi personalizzata, i consulenti sono disponibili per una valutazione su misura, gratuita e senza impegno.

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