Mutui: le premesse per la ripresa a fine 2023

Mutui le premesse per la ripresa a fine 2023
  • Domanda di mutui in rallentamento: Il 2023 potrebbe registrare un’importante ripresa nel settore dei mutui, con segnali di recupero dopo una fase di contrazione.
  • Andamento dei tassi: L’aumento dei tassi potrebbe rallentare, suggerendo una possibile stabilizzazione e un’opportunità per i mutui a tasso variabile.
  • Incentivi e proroghe: Le agevolazioni con garanzia Consap e la possibilità di rinegoziare tassi variabili in fissi supportano la domanda di mutui, soprattutto tra i giovani.

Questo 2023 continua a sorprenderci e per fine anno potrà esserci un importante ripresa nel settore dei mutui. Dopo un periodo di contrazione della domanda, sembrano intravedersi segnali di ripresa.

Secondo i dati del primo semestre 2023, la domanda di mutui si è ridotta del 22,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo dato è in linea con l’andamento del 2022. Tuttavia, è incoraggiante notare che a giugno di quest’anno la contrazione è stata solo del -11,6% rispetto a giugno 2022, la metà del calo del semestre.

Ciò suggerisce che la discesa della domanda di mutui potrebbe finalmente rallentare, e ciò potrebbe essere un segnale di avvicinamento al punto di minimo per poi assistere ad una ripresa del mercato.

Guardando ai tassi, la presidente della BCE Lagarde, a fine giugno, ha annunciato un ulteriore aumento del costo del denaro entro la fine di luglio. Ciò ha portato le aspettative sull’Euribor e i tassi IRS a una forte crescita sui primi giorni di luglio.

Tuttavia nell’ultima settimana, in seguito all’uscita degli ultimi dati macroeconomici che vedono da un lato la riduzione della spinta inflattiva e dell’altro un rallentamento della crescita economica, sembra sempre più probabile che quello di luglio possa essere l’ultimo aumento dei tassi da parte della BCE. Questa tesi è stata avvalorata dal governatore della Banca d’Italia, Visco, che ha dichiarato che la BCE potrebbe prendersi una pausa da ulteriori aumenti del costo del denaro. In questo contesto, la curva dei futures sull’Euribor si è abbassata mediamente di 13 punti base e gli indici IRS che, nella prima decade di luglio, erano cresciuti tra i 20 e i 25 punti base, nel giro di una settimana sono già tornati ai livelli di fine giugno.

Questo trend dei tassi lascia prevedere che, da un lato, i mutui a tasso variabile continueranno la loro crescita fino a inizio 2024, mentre i mutui a tasso fisso dovrebbero mantenersi ai livelli attuali e alcuni osservatori prevedono ne prevedono un calo già all’inizio dell’autunno.

Grafico Euribor

 

 

 

 

Un altro elemento che continua a sostenere la domanda di mutui, soprattutto tra i giovani, è la proroga delle agevolazioni con garanzia Consap. Questa misura è stata estesa fino al 30 settembre, e si auspica un’ulteriore proroga fino alla fine dell’anno. Questo incentivo ha mantenuto la domanda dei giovani intorno al 42% del totale delle richieste di mutui per l’acquisto della prima casa. In assenza di un’ulteriore proroga, potremmo assistere a un effetto negativo nel periodo di ripresa stagionale dell’autunno.

Inoltre, c’è un’ulteriore buona notizia per i mutuatari titolari di mutui a tasso variabile. L’ABI (Associazione Bancaria Italiana) ha emanato una circolare il 19 luglio, con il sostengo del MEF, che invita le banche italiane ad applicare le regole della rinegoziazione da tasso variabile a fisso, prevista dalla Legge di Bilancio 2023, anche ai mutuatari con un reddito Isee superiore ai 35.000 euro e un importo del mutuo superiore ai 200.000 euro. Questo potrebbe portare maggiore fiducia tra i mutuatari e aiutarli ad attenuare gli impatti dell’incremento dei tassi d’interesse sulle rate.

Di seguito procederemo con la simulazione di un’operazione di acquisto della prima casa a tasso fisso. Manterremo costante il valore dell’immobile a € 220.000, l’importo richiesto a € 140.000 e la durata del mutuo a 30 anni. Il richiedente è un impiegato a tempo indeterminato di 34 anni con un reddito mensile di € 2.400.

 

BancaRataTaeg
Crédit Agricole€ 697,123,68%
BNL€ 700,873,71%
Intesa Sanpaolo€ 708,403,83%

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