Cap: protezione alternativa, ma non l’unica
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Cap: protezione alternativa, ma non l’unica
In fasi di incertezza ritrovano smalto soluzioni di mutuo che permettono maggior flessibilità, ad esempio stabilendo un tetto massimo al valore del tasso di interesse, come nel caso del variabile con cap, che consente di beneficiare di eventuali riduzioni dei tassi garantendo però una rata massima prestabilita. «Il variabile con cap continua a essere richiesto da una quota marginale di mutuatari, ma in netta crescita», spiegano da MutuiSupermarket. «Nel primo trimestre 2026 la quota è salita allo 0,8% e nei primi giorni di aprile all’1,3%». A coloro che accedono alla protezione offerta dal cap viene richiesto un Tan più alto rispetto al variabile tradizionale. Secondo i dati MutuiOnline.it al 27 aprile il variabile con cap più conveniente offre un Tan del 2,30%, con un tetto al 4,30%, e una rata iniziale di circa 780 euro, ovvero 25 euro in più al mese rispetto al miglior variabile classico. «I variabili con cap possono essere una alternativa», sottolinea Anedda di Credipass, «ma occorre considerare che il differenziale di partenza tra variabile e fisso è oggi molto contenuto e soprattutto che in passato il cap ebbe successo quando ancora non esisteva la surroga. Oggi invece si potrebbe valutare un fisso e in caso di stabilizzazione dei tassi una successiva surroga».
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