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Nel 2026 tassi variabili competitivi ma il fisso piace sempre

Mutui. Nel 2026 tassi variabili vantaggiosi, ma il fisso piace sempre

Differenza dello 0,45% per i prodotti green e dello 0,75% per quelli tradizionali

di Marzia Redaelli

Il 2026 si annuncia come un anno di consolidamento dei tassi variabili e di lieve aumento di quelli fissi. È questo lo scenario che deve attendersi chi ha in programma di stipulare un mutuo per l’acquisto o la ristrutturazione della casa. La previsione si basa sulle stime del mercato finanziario.

Previsioni sui tassi
Per i mutui a tasso variabile, l’Euribor a tre mesi è visto stabile poco sopra il 2% fino all’autunno del prossimo anno, per poi tornare gradualmente a salire fino al 2,97% nel 2030. L’Euribor è il tasso al quale le banche si scambiano denaro a brevissimo termine e che viene applicato ai mutuatari con una maggiorazione, lo spread, che rappresenta il guadagno dell’istituto di credito.

Per i mutui a tasso fisso è più difficile tracciare un’evoluzione nel tempo, perché non esistono vere e proprie stime di mercato sull’Irs (Interest Rate Swap), il tasso di riferimento. Attualmente l’Irs si colloca poco sopra il 3%, dopo un assestamento al rialzo negli ultimi mesi, da quando la Banca centrale europea ha smesso di tagliare i tassi di interesse.

I tagli Bce sono finiti
«Dopo le recenti dichiarazioni di Isabel Schnabel della Bce – afferma Guido Bertolino, responsabile Business Development di MutuiSupermarket.it – i mercati ritengono conclusa la stagione dei tagli e considerano escluse ulteriori manovre di allentamento della politica monetaria sia nel breve sia nel medio termine. Se e quando la Banca centrale europea tornerà a intervenire, lo farà al rialzo. Guardando ai futures sull’Euribor, un primo aumento dei tassi potrebbe avvenire tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027».

Secondo Bertolino, il mercato dei mutui è quindi destinato a stabilizzarsi sugli attuali livelli dei tassi di interesse e, nel prossimo futuro, il tasso variabile continuerà a costare meno del fisso. In realtà, il vantaggio del variabile è soprattutto legato al fatto che l’Irs continua a muoversi al rialzo. Tuttavia, nel corso del 2026 anche il fisso dovrebbe fermarsi su livelli non troppo superiori a quelli attuali.

L’effetto green
Il tipo di mutuo, che a sua volta dipende dal tipo di immobile, può fare una differenza significativa. «La differenza tra il costo dei mutui a tasso fisso e variabile – continua Bertolino – sebbene destinata ad aumentare, varia molto in funzione della tipologia di immobile. Per gli immobili green, cioè in classe energetica A o B e in alcuni casi C, il tasso fisso costa in media, in termini di Taeg (Tasso annuo effettivo globale), solo lo 0,45% in più rispetto ai corrispondenti mutui a tasso variabile, grazie al fatto che spesso le banche applicano tassi inferiori agli indici Irs. Per gli immobili con classi energetiche meno efficienti, invece, i tassi fissi costano in media lo 0,75% in più rispetto ai variabili».

Il fisso piace sempre
L’idea di avere una rata costante resta un fattore centrale nella scelta del mutuo ed è considerata impagabile da molti risparmiatori. Resta comunque la possibilità di surrogare il finanziamento, cioè di passare da un mutuo a tasso variabile a uno a tasso fisso senza costi aggiuntivi.

«La preferenza per il tasso fisso – precisa Bertolino – rimane largamente dominante, sostenuta dalla tradizionale bassa propensione al rischio delle famiglie italiane, soprattutto dopo il trauma dell’impennata dei tassi nel 2022». Tuttavia, questa prevalenza si è leggermente ridotta: «Nella prima metà del 2025 il fisso è stato scelto dal 99% degli utenti, poi la quota è scesa al 90% ed è destinata a ridursi ulteriormente, anche perché, in assenza di nuovi tagli da parte della Bce, l’attuale livello dei tassi fissi non riflette ancora pienamente l’ultimo movimento dell’Irs».

Occhio ai tempi dell’offerta
Considerato l’assestamento al rialzo dei tassi fissi e il tempo che intercorre tra il preventivo della banca e la stipula del mutuo – spesso diversi mesi – è fondamentale verificare per quanto tempo è valido il tasso proposto e capire se e quando l’istituto lo blocca formalmente, ad esempio all’accettazione o alla delibera. Solo così è possibile pianificare in modo consapevole la scelta del mutuo ed evitare brutte sorprese nel caso in cui, nel frattempo, i tassi fissi dovessero salire.

«Alla luce dell’andamento dei tassi – conclude Bertolino – il variabile può fare meno paura: offre rate più basse rispetto al fisso, che sono previste stabili almeno per il prossimo anno e dovrebbero rimanere inferiori per circa tre anni. Al termine di questo periodo, il mutuatario potrà sempre valutare la surroga e approfittare dell’evoluzione del mercato».

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