Per i mutui a tasso variabile è ora di aprire il paracadute

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Milano Finanza

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L’attacco russo all’Ucraina ha (per ora) raffreddato la voglia di stretta monetaria da parte delle banche centrali. Tirano così un sospiro di sollievo i tassi di interesse e quindi anche quelli dei mutui, le cui previsioni di rialzo sembrano slittare di almeno un trimestre. Si tratta però solo di una tregua, perché l’inflazione continua a correre e il conflitto ha ulteriormente spinto al rialzo le quotazioni di prodotti energetici e di altre materie prime. Tornando ai mutui, è noto l’aumento di quelli a tasso fisso ancorati all’Irs, in rialzo già da mesi anche se per ora senza effetti significativi sul costo dei finanziamenti. A preoccupare ora però è anche l’Euribor, il parametro cui sono indicizzati i prodotti a tasso variabile. Per ora resta in territorio negativo: a gennaio 2022 l’Euribor 3 mesi era al -0,58%, a febbraio a -0,52%. 
«Le quotazioni dei future Euribor 3 mesi scambiati sul mercato Liffe di Londra prospettano però un andamento rialzista e anche piuttosto rapido», sottolinea Guido Bertolino, responsabile business development di MutuiSupermarket. «Le aspettative sui future sono ancora difficili da decifrare: a inizio ottobre 2020 l’Euribor quotava -0,55% con l’aspettativa di riportarsi in positivo a partire da giugno 2025. Ora invece lo zero è previsto fino al termine del 2022 o a inizio 2023, dopodiché si stima un aumento di 50 punti base. In termini di esborso economico per il mutuatario, ipotizzando un finanziamento di 140 mila euro indicizzato a Euribor 3 mesi più spread dell’1%, ciò comporta un aumento della rata tra 27 e 30 euro al mese, ovvero da 4.500 a 10 mila euro di interessi in più nel corso dell’intera vita del prestito in base alla sua durata e dell’apprezzamento dell’Euribor stesso. Le scadenze previsto sono a 15,20, 25 e 30 anni».
La buona notizia è che da almeno un paio d’anni, con il crollo dei tassi Irs e quindi con l’avvento dei mutui a tasso fisso a costi irrisori (ancora oggi sono disponibili prodotti con scadenza a 20-30 anni a un tasso finito dell’1-1,20%), il 90% dei nuovi mutuatari opta fin da subito per il tasso fisso assicurandosi un costo molto basso per sempre. E anche gran parte dei vecchi mutuatari grazie alla surroga è passata al fisso. «Agli altri val la pena di ricordare che l’aggravio può arrivare anche a 20 mila euro e che quindi è più conveniente passare al tasso fisso, benché in aumento», conclude Bertolino. «Il risultato è una rata costante nel tempo seppure lievemente più alta, per un costo complessivo meno oneroso».

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