Menu

Glossario Mutui - A

Guida ai mutui
Guida ai mutui
Trova il tuo mutuo
Importo mutuo
Durata
Valore immobile

Di seguito i termini del glossario mutui che iniziano con la lettera A:

Abitabilita'

L'abitabilità è definita come l'insieme delle condizioni che rendono possibile la vita in un determinato luogo o ambiente e rappresenta una caratteristica vincolante affinchè un'unità immobiliare possa essere adibita ad uso abitativo.

Il rilascio del titolo abilitativo, ossia il certificato di abitabilità, spetta al comune nel cui territorio è ubicato l'immobile stesso; tra gli aspetti più importanti, certifica la distribuzione dei vani e le volumetrie, lo stato degli impianti essenziali (idrico e fognario), la sicurezza e il risparmio energetico degli edifici, nonchè degli impianti in essi installati. La procedura consiste essenzialmente in una dichiarazione ed è regolata dal semplice "silenzio assenso": il rilascio presuppone che il costruttore abbia depositato presso gli uffici comunali competenti idonea documentazione per assolvere gli obblighi ad esso spettanti.

Il certificato deve essere richiesto per le nuove costruzioni e va rinnovato a seguito di interventi di ricostruzione o sopraelevazione, totali o parziali, oppure per interventi sugli edifici esistenti che possano influire sulle condizioni originarie. Ha una grande rilevanza soprattutto in relazione ai diritti connessi al bene, in modo particolare per il caso di cessione

L'alienazione di un appartamento privo della licenza di abitabilità – pur dovendosi considerare urbanisticamente regolare in esito alla definizione dell'istanza di condono – costituisce per il venditore inadempimento; sebbene non risulti di gravità tale da produrre l'automatica risoluzione del contratto, rende legittima la domanda di risarcimento del danno da parte dell'acquirente.

Per concludere, è utile ricordare che la mancata presentazione della domanda entro quindici giorni dalla fine dei lavori comporta l'applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria.

Abitazione abituale

Si definisce abituale l'abitazione nella quale hanno dimora una o più persone fisiche, che sono legittime proprietarie e/o hanno altro diritto contrattuale che ne garantisce l'usufrutto come unità abitativa. Rappresenta generalmente il luogo dove questi ha stabilito la propria residenza insieme al nucleo familiare. Può coincidere con il domicilio: tuttavia, da un punto di vista strettamente legale, residenza e domicilio sono due concetti distinti.

Accessione

L'accessione costituisce un modo di acquisto a titolo originario della proprietà di un bene; in sostanza, consiste nell'attrazione ad una proprietà preesistente di quella di un bene diverso ad essa estraneo. In termini formali, la proprietà di una cosa qualificata come cosa principale fa acquistare la proprietà delle cose qualificabili come ad essa accessorie.

Il caso più comune – relativo all'accessione di cosa mobile a cosa immobile – è noto come accessione verticale: in pratica, ogni bene mobile che venga materialmente unito ad un bene immobile accede a questo, ossia diventa proprietà del proprietario del bene immobile (in base agli Artt. 934 e seguenti del Codice Civile).

In particolare, vi è la preminenza della proprietà immobiliare: ovvero il proprietario del suolo è proprietario anche dei beni che lì si trovano, siano essi mobili o immobili. Accessione – dal latino "accessio" ovvero accrescimento, aggiunta, elemento accessorio – produce di fatto un accrescimento di una cosa a scapito di un'altra: in genere ciò accade a favore del suolo per tutto quello che vi si trova.

Il caso opposto, invece, riguarda la cosiddetta accessione invertita: il proprietario della costruzione diviene proprietario del suolo sul quale essa è edificata. Nonostante rappresenti un caso poco comune, è regolato dall'articolo 938: a differenza di quanto accade nell'accessione diretta non opera automaticamente ma necessita di una pronuncia giudiziaria.

Accollo

L'accollo è il contratto tra il debitore (accollato) ed un terzo (accollante) in virtù del quale quest'ultimo si assume un debito del primo verso un creditore (accollatario), disciplinato dall'Art.1273 del Codice Civile.

L'accollo del debito altrui può avvenire in forme e con effetti diversi; la dottrina ne individua quattro tipi distinti:

  • accollo semplice o liberatorio: l'assuntore del debito si obbliga verso il debitore, diventando di fatto il debitore principale (l'originario debitore resta sussidiariamente obbligato all'accollante);
  • accollo cumulativo: al primo debitore si aggiunge un secondo debitore, solidamente obbligati tra di loro.
  • accollo novativo: prevede l'estinzione dell'obbligazione originaria e la nascita di una nuova obbligazione, in cui il nuovo debitore prende il posto del debitore originario; come in ogni altro caso di novazione, i privilegi e ipoteche relative al credito precendente non vengono trasferite.
  • accollo privativo: a differenze del precedente, il primo debitore non è liberato mediante novazione ma semplicemente sostituito dall'accollante (attua propriamente la successione a titolo particolare nel debito).

Le banche propongono sempre più frequentemente la possibilità dell'accollo del mutuo preesistente; in pratica si tratta di subentrare nelle obbligazioni assunte dal contraente originario.

La banca non può rifiutare l'accollo: trattasi, infatti, di un contratto stipulato tra il debitore originario e il nuovo; tuttavia, la liberazione del debitore originario avviene solo se la banca aderisce al contratto e ciò è espressamente riportato nel contratto stesso, oppure se il creditore dichiara espressamente di liberarlo: in caso contrario entrambi rimangono obbligati in solido nei confronti della banca.

Concludendo, occorre caratterizzare l'accollo del mutuo in base al venditore dell'immobile (accollato):

  • se è un costruttore, l'accollante in genere ha la possibilità di decidere la cifra da accollarsi fino ad un massimo dell'80% del controvalore immobiliare;
  • se è un venditore privato, l'importo massimo corrisponde al debito residuo del mutuo esistente.

Acconto

L'acconto rappresenta il pagamento parziale di una somma dovuta per una prestazione (beni, servizi ecc.) – un anticipo sul prezzo totale di acquisto – o collegata all'obbligo del versamento di imposte, contributi previdenziali o assicurativi. Dev'essere effettuato prima del saldo finale, pertanto in anticipo rispetto alla completa conclusione della prestazione o rispetto al termine del periodo di competenza per il calcolo dell'imposta dovuta.

Nella dichiarazione dei redditi, in particolare, l'acconto di imposta è l'importo che il contribuente è obbligato a versare come anticipo dell'imposta dovuta sull'anno in corso ed è calcolato in percentuale fissa sulla base della dichiarazione dei redditi dell'anno precedente. Viene successivamente sottratto dall'imposta nel momento in cui il soggetto passivo presenta la dichiarazione dei redditi successiva, al fine di calcolare il saldo di imposta da versare a favore dell'erario.

Addebito continuativo

L'addebito continuativo è una semplice disposizione di addebito automatico su conto corrente, in genere offerta dalle banche: risulta molto utile e comoda per il cliente che deve rimborsare un mutuo o un prestito tramite pagamenti rateali con scadenze periodiche (in genere mensili).

Affidabilita' creditizia

L'affidabilità creditizia è un parametro che consente di valutare la capacità da parte di un soggetto, persona fisica o giuridica, di fare fronte a un debito contratto mediante la restituzione del capitale e degli interessi nei tempi stabiliti.

La capacità di reddito, il livello attuale di indebitamento (in termini assoluti e in rapporto alle entrate mensili) nonchè la capacità dimostrata in passato di onorare le promesse di pagamento sono i fattori chiave utilizzati dalle banche per valutare l'affidabilità di un soggetto che richiede un mutuo o un prestito personale.

Durante la fase istruttoria della domanda di mutuo, in particolare, l'istituto effettua una serie di ricerche – accedendo alle banche dati riservate delle "centrali di rischio" – per ricostruire la storia creditizia del richiedente e assegnare un punteggio: noto come credit score, è un valore numerico (oggettivo) utile alla banca nella fase preliminare del processo di valutazione. Tuttavia, occorre sottolineare che non rappresenta il solo criterio per stabilire se si ha o meno diritto ad ottenere un prestito: ogni banca, infatti, decide autonomamente come procedere e cosa offrire al cliente, per soddisfare le esigenze finanziarie di quest'ultimo.

Agenzia del territorio

L'Agenzia del Territorio, ente pubblico non economico italiano che opera dal 1° gennaio 2001, nasce dalla riorganizzazione dell'amministrazione finanziaria avvenuta alla fine del secolo scorso, secondo quanto stabilito dal D.Lgs 300 del 1999; in particolare, l'Art. 57 istituì le cosiddette agenzie fiscali: agenzia delle entrate, agenzia delle dogane, agenzia del territorio e agenzia del demanio iniziarono a gestire le funzioni esercitate dai rispettivi dipartimenti, grazie al trasferimento dei relativi rapporti giuridici, poteri e competenze.

L'Art. 64, peraltro, assegnò all'agenzia la competenza per lo svolgimento dei servizi relativi al catasto, quelli geotopocartografici e quelli relativi alle conservatorie dei registri immobiliari, con il compito di costituire l'anagrafe dei beni immobiliari esistenti sul territorio nazionale: ai fini della semplificazione dei rapporti con gli utenti, infatti, era necessario lo sviluppo e l'integrazione fra i sistemi informativi attinenti alla funzione fiscale e quelli delle trascrizioni ed iscrizioni in materia di diritti sugli immobili; inoltre, fu prevista una stretta collaborazione con gli enti locali in modo da favorire lo sviluppo di un sistema integrato di conoscenze relative al territorio.

Dal 1° dicembre 2012, in base al D.L. 95 del luglio 2012 relativo alle disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica, è stata incorporata dall'Agenzia delle Entrate; nel decennio di operatività, tuttavia, ha assicurato l'accesso alle banche dati catastale e ipotecaria sia alle pubbliche amministrazioni che ai privati cittadini, attuando quanto disposto dall'Art.59 comma 7-bis del Codice dell'Amministrazione Digitale.

Agenzia delle Entrate

L'Agenzia delle Entrate, ente pubblico non economico italiano che opera dal 1° gennaio 2001, nasce dalla riorganizzazione dell'amministrazione finanziaria avvenuta alla fine del secolo scorso, secondo quanto stabilito dal D.Lgs 300 del 1999; in particolare, l'Art. 57 istituì le cosiddette agenzie fiscali: agenzia delle entrate, agenzia delle dogane, agenzia del territorio e agenzia del demanio iniziarono a gestire le funzioni esercitate dai rispettivi dipartimenti, grazie al trasferimento dei relativi rapporti giuridici, poteri e competenze.

L'Art. 62, peraltro, attribuì all'agenzia tutte le funzioni concernenti le entrate tributarie erariali con il compito di perseguire il massimo livello di adempimento degli obblighi fiscali sia attraverso l'assistenza ai contribuenti, sia attraverso i controlli diretti a contrastare gli inadempimenti e l'evasione fiscale (operando in sinergia con la Guardia di Finanza). I servizi relativi all'amministrazione, alla riscossione e al contenzioso dei tributi diretti e dell'imposta sul valore aggiunto, nonchè di tutte le imposte (diritti o entrate erariali o locali già di competenza del dipartimento delle entrate del ministero delle finanze, o affidati alla sua gestione in base alla legge o ad apposite convenzioni stipulate con gli enti impositori), furono anch'essi trasferiti all'agenzia.

Sottoposta alla vigilanza del Ministero dell'economia e delle finanze, responsabile quest'ultimo dell'indirizzo politico, è dotata di forte autonomia regolamentare, amministrativa, patrimoniale, organizzativa, contabile e finanziaria. In particolare, i rapporti con il Ministero sono regolati da una Convenzione triennale che indica gli obiettivi da raggiungere, i servizi da assicurare e le risorse destinate a queste finalità, con adeguamento annuale per ciascun esercizio finanziario.

Si articola in strutture centrali, di cui fanno parte dieci direzioni centrali (accertamento, servizi ai contribuenti, normativa, affari legali e contenzioso, amministrazione, pianificazione e controllo, audit e sicurezza, gestione del personale, catasto e cartografia, pubblicità immobiliare e affari legali, osservatorio mercato immobiliare e servizi estimativi), regionali e provinciali; assicura, quindi, una presenza sull'intero territorio nazionale, incrementata ulteriormente nel 2007 grazie alla costituzione di Equitalia per la riscossione dei tributi.

Da giugno 2014 la direzione dell'ente è affidata a Rossella Orlandi; inoltre, dal 1° dicembre 2012 ha incorporato l'Agenzia del Territorio, in base al D.L. 95 del luglio 2012 che ha definito il trasferimento delle competenze.

Ammortamento

In ambito finanzario, con il termine ammortamento si è soliti indicare l’estinzione di un debito o di un mutuo mediante rimborso graduale in un arco temporale fissato. L'ammortamento finanziario, in particolare, è il procedimento di estinzione di un debito, non ripagato integralmente alla scadenza ma rimborsato secondo un piano di scaglionamento – noto come piano di ammortamento – suddiviso in rate periodiche (annuali semestrali, trimestrali o mensili a seconda della frequenza del rimborso) da versare al creditore; queste ultime sono composte da una parte finalizzata al progressivo rimborso del capitale prestato (quota capitale o quota d'ammortamento) e da una parte di interessi sul debito residuo (quota interessi).

In generale, per la determinazione della quota capitale e della quota interessi esistono diverse tecniche di ammortamento; di seguito è riportata una breve descrizione per quelle più utilizzate.

  • Ammortamento a rate costanti (o ammortamento alla francese): prevede che la quota interessi decresca nel tempo al diminuire del debito residuo e, contemporaneamente, la quota capitale estinta aumenti ad ogni rata di rimborso.
  • Ammortamento con quote capitali costanti: prevede che ciascuna quota di ammortamento (o quota capitale) sia costante e pagata in via posticipata; in particolare, si parla di "ammortamento all'italiana" quando entrambe le quote (capitale ed interessi) sono posticipate e di "ammortamento tedesco" quando gli interessi sono pagati anticipatamente mentre il capitale viene rimborsato posticipatamente; in quest'ultimo caso, quindi, la prima rata di rimborso sarà costituita da soli interessi.
  • Ammortamento con anticipazione degli interessi: prevede che in ciascuna rata la sola quota interessi venga pagata in via anticipata mentre la quota capitale in via posticipata; a differenza del precedente, la quota capitale non è costante.
  • Ammortamento con quote di accumulazione a due tassi (o ammortamento americano): prevede che il capitale mutuato venga restituito con versamenti annuali costanti (quote di accumulazione) in n anni; rappresenta essenzialmente una variante alla forma dell'ammortamento con un'unica quota di capitale versata alla scadenza.
  • Ammortamento a rate anticipate:: prevede che il pagamento di ciascuna rata (supposto che le rate siano equintervallate) avvenga all'inizio del periodo corrispondente alla rata (mensile, trimestrale, annuale).
  • Ammortamento a rate posticipate: analogo al precedente ma i pagamenti delle rate avvengono alla fine di ciascun periodo.

Ammortamento alla francese

Il piano di ammortamento comunemente utilizzato dalle banche è il cosiddetto piano di ammortamento "alla francese": caratterizzato da una rata sempre costante (in regime di tassi invariati), determina la quota di interessi rispetto al capitale residuo da restituire. Pertanto, nella composizione dell'importo periodico (rata mensile) che il mutuatario è tenuto a corrispondere al mutuante per rimborsare il debito contratto, la quota capitale sarà crescente nel tempo; di conseguenza, gli interessi corrisposti decresceranno proporzionalmente al capitale residuo.

L'ammortamento "a rate costanti", in sostanza, determina gli importi iterando lo schema seguente:

  1. calcolo della quota di interessi relativa al periodo t moltiplicando il capitale residuo del periodo t-1 per il tasso di interesse vigente;
  2. calcolo della quota capitale come differenza tra la rata costante e la quota interessi determinata al punto 1;
  3. aggiornamento dell'importo residuo da rimborsare: sottraendo dal capitale residuo relativo al periodo precedente la quota capitale determinata al punto 2.

Di fatto, le quote interesse decresceranno con il passare del tempo: il capitale residuo alla base del calcolo, infatti, decresce via via che si procede al rimborso. Viceversa, le quote capitale aumenteranno: vengono infatti calcolate sottraendo ad una cifra costante (rata) una quota in costante diminuzione (interessi). Nella fase iniziale del rimborso, perciò, peseranno di più i tassi di interesse: ne consegue che l'eventuale estinzione anticipata del mutuo avvantaggia le banche in quanto il cliente corrisponde gli interessi sin da subito.

Lo svantaggio maggiore è rappresentato dalla maggiore lentezza nel rientro del capitale rispetto agli altri piani di rimborso (v. piano di ammortamento "all'italiana"): tuttavia, il vantaggio per il debitore di conoscere con certezza – a meno di rilevanti variazioni dei tassi (mutui a tasso variabile) – quale sarà l'importo mensile cui dovrà far fronte per l'intera durata del mutuo consente di pianificare in modo ottimale le proprie spese, al fine di onorare gli obblighi sottoscritti al momento della stipula del contratto.

Ammortamento all'italiana

Il piano di ammortamento all'italiana prevede il rimborso del capitale mediante rate decrescenti posticipate, composte da una quota capitale costante nel tempo e da una quota interessi decrescente; quest'ultima, in particolare, è calcolata in base al debito residuo, a differenza dell'ammortamento a rate costanti (francese) che si riferesce al capitale residuo.

La restituzione del capitale, in sintesi, avviene più velocemente: la diminuzione costante del capitale residuo comporta una diminuzione costante del debito residuo (capitale residuo + interessi) e, conseguentemente, una diminuzione della quota interessi (proporzionale al tasso di interesse applicato). L'utilizzo del criterio della quota capitale costante, di fatto, agevola il calcolo:

  1. quota capitale costante = capitale residuo originale / numero totale di periodi
  2. quota interessi al tempo t = debito residuo al tempo t * tasso di interesse
  3. importo rata al tempo t = quota capitale costa + quota interessi al tempo t
  4. debito residuo al tempo t+1 = debito residuo al tempo t - importo rata al tempo t

La semplicità di questo piano di ammortamento – dovuta alla semplice ripetizione dei passaggi di calcolo appena esposti – lo rende abbastanza diffuso nelle aperture di credito con garanzia ipotecaria.

Ammortamento libero

Nel piano d'ammortamento libero - ossia "a rimborso libero" - le rate sono composte unicamente dalla quota interessi, calcolata in base al capitale residuo e alla periodicità scelta per il rimborso. Il capitale potrà esser restituito liberamente, seppur nel rispetto dei termini stabiliti al momento della stipula del contratto: le banche, solitamente, prevedono un piano di rientro minimo del capitale.

L'importo contenuto delle singole rate e la flessibilità nella restituzione del capitale rappresentano le caratteristiche principali dei mutui (o prestiti) caratterizzati da questo tipo di ammortamento; tipicamente, infatti, sono particolarmente indicati per i lavoratori autonomi in possesso di redditi estremamente variabili. La gestione autonoma nella restituzione del capitale, tuttavia, richiede un'efficiente organizzazione delle risorse finanziare, onde evitare di farsi cogliere impreparati al momento delle "scadenze" obbligatorie.

Anatocismo

Il termine anatocismo indica il regime di capitalizzazione composta degli interessi; l'interesse composto, ovvero la produzione di interessi sugli interessi, determina una crescita esponenziale del debito. In un'obbligazione pecuniaria, quindi, l'applicazione dell'anatocismo comporterebbe per il debitore l'obbligo di un "doppio" pagamento: infatti, oltre al capitale e agli interessi pattuiti, dovrebbe rimborsare anche un'ulteriore quota di interessi calcolata su quelli già scaduti.

Dal punto di vista strettamente economico, l'anatocismo non è illecito ma la conseguenza logica del principio per cui il danaro è ritenuto quale capitale fruttifero: gli interessi scaduti, infatti, formano anch'essi una somma di danaro. Considerando invece gli effetti sociali, risulta estremamente "pericoloso" per coloro che hanno la necessità di liquidità: l'interesse composto, data la produzione indefinita di "interessi sugli interessi degli interessi", aumenta il capitale con grandissima rapidità, convertendo in debito ingente quello che in principio era ritenuto equo. Quasi tutte le legislazioni antiche e moderne sono contrarie all'anatocismo: mentre alcune lo proibiscono in modo assoluto, altre lo permettono in misura limitata – come avviene per la legge italiana in base a quanto stabilito dagli Art. 1232 e 1233 del Codice Civile.

Per chiarire ulteriormente il concetto di capitalizzazione composta, può risultare utile un esempio numerico. Ipotizzando di investire un capitale di € 5.000 per un periodo di 3 anni ad un tasso di interesse del 10% annuo:

  • al termine del 1° anno: € 5000 + 10% = € 5.500
  • al termine del 2° anno:
    • in capitalizzazione composta: € 5.500 + 10% = € 6.050
    • in capitalizzazione semplice, € 5.000 + 10% = € 5.500 + € 500 (interessi maturati al termine del primo anno) = € 6.000
  • al termine del 3°anno
    • in capitalizzazione composta: € 6.050 + 10% = € 6.655
    • in capitalizzazione semplice, € 5.000 + 10% = € 5.500 + € 1000 (interessi maturati al temine nel biennio precedente) = € 6.500

Annotazione ipotecaria

L'annotazione, in termini generici, consiste nell'inserzione di atti in pubblici registri, in genere a margine, in calce o a tergo di altri atti. L'annotazione ipotecaria, in particolare, è quel documento necessario per rendere ufficiale il passaggio di credito dell'ipoteca su un immobile a favore di un nuovo soggetto (subentrante al precedente titolare della stessa garanzia ipotecaria).

L'Art. 2843 del Codice Civile, che regola gli aspetti relativi all'annotazione di cessione, di surrogazione e di altri atti dispositivi del credito, prevede quanto segue:

"La trasmissione o il vincolo dell'ipoteca per cessione, surrogazione, pegno, postergazione di grado o costituzione in dote del credito ipotecario, nonché per sequestro, pignoramento o assegnazione del credito medesimo si deve annotare in margine all'iscrizione dell'ipoteca. La trasmissione o il vincolo dell'ipoteca non ha effetto finché l'annotazione non sia stata eseguita."

Annullabilita'

L'annullabilità è una forma di invalidità di un negozio giuridico che presenta un vizio tale da ledere un interesse privato. Tra le cause di annullabilità se ne individuano quattro subfattispecie:
  • incapacità di una delle parti;
  • errore;
  • violenza;
  • dolo.
 
L'annullabilità è soggetta a prescrizione, solitamente nel termine di 5 anni, ed è sanabile mediante la convalida: espressa o tacita, si tratta di un negozio unilaterale non recettizio che conferma il contratto invalido. Generalmente è relativa, dato che può essere fatta valere soltanto dalla parte nel cui interesse è stabilita dalla legge o da alcuni soggetti espressamente determinati; tuttavia, sebbene in pochi casi, può essere assoluta, ovvero può essere fatta valere da chiunque vi abbia interesse.
 
La minor gravità della condizione giuridica corrispondente all'annullabilità rispetto a quella afferente alla nullità spiega l'efficacia interinale che l'atto annullabile è idoneo a sortire. Fino al momento in cui non subentri la pronunzia di annullamento, infatti, l'atto continua a esplicare i propri effetti seppur inficiato dal vizio invalidante.
 
Per annullamento, quindi, si intende la pronunzia giudiziale vera e propria con la quale viene eliminata l'efficacia di un negozio giuridico affetto da un vizio, che lo rende annullabile: non pregiudica i diritti dei terzi acquirenti di buona fede a titolo oneroso, salvo i casi di annullamento dipendente da incapacità legale.

Anticresi

L'anticresi è il contratto con il quale il debitore si obbliga a consegnare un immobile a garanzia del creditore, affinché ques'ultimo possa percepirne i frutti e imputarli agli interessi, secondariamente al capitale dovuto. In generale, non attribuisce al creditore un diritto reale sull'immobile che ne forma l'oggetto, ma soltanto il diritto – valevole solo in confronto del debitore e degli eredi di questo – di possedere il fondo e percepirne i frutti; di fronte ai terzi – specialmente coloro che abbiano acquistato un diritto reale sull'immobile – non ha alcun effetto: il creditore, infatti, non ha sull'immobile nessun diritto di privilegio né di ritenzione verso i terzi ma solo il diritto di ritenzione di fronte al debitore (finché questi non abbia rimborsato interamente il debito).

L'istituto risale al diritto romano, nel quale costituiva un patto che si poteva aggiungere al pegno; la struttura del contratto, brevemente descritta, lascia intuire i limiti di utilizzo nell'attuale contesto:

  • è abbastanza difficile che il debitore consegni al creditore un immobile affinché quest'ultimo si soddisfi sui frutti di detto immobile: non solo perché il debitore potrebbe usare in maniera diversa l'immobile per estinguere il suo debito (affittandolo, ad esempio), ma anche perché il creditore è obbligato, salvo patto contrario, a sopportare tributi e pesi dell'immobile;
  • inoltre, il creditore è obbligato ad amministrare e conservare il bene, oltre a sopportare – insieme al debitore – le notevoli spese di trascrizione e di stipula del contratto.

In definitiva, quindi, l'anticresi rappresenta un residuo di un passato dove i rapporti tra creditore e debitore erano impostati su basi ben diverse da quelle attuali. Per completezza, tuttavia, se ne ricordano le caratteristiche principali:

  • durata: l'anticresi dura sino a quando il creditore non sia stato interamente soddisfatto, salvo che ne sia stata stabilita una diversa durata (comunque inferiore a 10 anni);
  • divieto di patto commissorio: non è possibile convenire che in caso di inadempimento la proprietà dell'immobile passi al creditore;
  • forma: per essere valida, avendo ad oggetto beni immobili (sia urbani che rustici), necessita della forma scritta.

Apertura di credito

L'apertura di credito è il contratto con cui una banca si obbliga a tenere a disposizione dell'altra parte una somma di denaro per un periodo di tempo, determinato o anche indeterminato, verso il corrispettivo di una provvigione (Artt. 1842 e successivi del Codice Civile).

Ben più noto come fido (o affidamento), è un contratto consensuale, oneroso, a prestazioni corrispettive, ad esecuzione continuata e a forma libera. In particolare è un contratto di credito: la banca, infatti, ha l'obbligo di prorogare nel tempo la restituzione delle somme accreditate vedendosi peraltro riconosciuti gli interessi stabiliti contrattualmente.

L'apertura di credito si distingue in:

  • semplice: l'accreditato può utilizzare il credito una sola volta, anche se con più prelievi parziali;
  • in conto corrente: l'accreditato può utilizzare più volte il credito, ripristinando di volta in volta la disponibilità totale – mediante successivi versamenti – al fine di riutilizzarla più volte;
  • allo scoperto: la restituzione della somma utilizzata è assicurata esclusivamente dal patrimonio dell'accreditato;
  • garantita: la concessione di credito è subordinata al rilascio di garanzie reali (ipoteca, pegno) o personali (anticipazione bancaria).

Secondo l'Art.1844, inoltre, se "la garanzia diviene insufficiente, la banca può chiedere un supplemento di garanzia o la sostituzione del garante. Se l'accreditato non ottempera alla richiesta, la banca può ridurre il credito proporzionalmente al diminuito valore della garanzia o recedere dal contratto"; in altre parole, in caso di garanzia divenuta insufficiente, la banca può chiedere all'accreditato sia la reintegrazione della garanzia fino ad un importo ritenuto idoneo sia di ridurre il credito concesso nella stessa misura della diminuzione della garanzia, o, infine, di recedere dal contratto.

Arbitro Bancario Finanziario (ABF)

L'Arbitro Bancario Finanziario è un sistema di risoluzione delle controversie tra i clienti e le banche e gli altri intermediari finanziari. Indipendente e imparziale, è stato introdotto dalla legge 262/2005 (cosiddetta "legge sul risparmio"): decide per le controversie relative ad operazioni e servizi bancari e finanziari di valore pari o inferiore a € 100.000.

Il procedimento davanti all'ABF – attivabile esclusivamente dal cliente – si conclude con una decisione non vincolante su "chi ha torto e chi ha ragione": tuttavia, dato che l'eventuale inadempienza viene resa pubblica, gli intermediari la rispettano nella maggior parte dei casi. L'assenza di vincolo è una delle caratteristiche che differenziano l'ABF dal Conciliatore Bancario Finanziario: quest'ultimo, attivabile tanto dal cliente quanto dall'intermediario, produce un verbale omologabile dal giudice, avente quindi valore di titolo esecutivo.

Articolato sul territorio nei collegi di Roma, Milano e Napoli, rappresenta un sistema alternativo, rapido ed economico rispetto al tradizionale ricorso al giudice: la risoluzione delle controversie avviene al di fuori del processo ordinario, perciò non necessita di alcuna assistenza legale (sistema "stragiudiziale").

Associazione Bancaria Italiana (ABI)

ABI - Associazione Bancaria Italiana, nata il 13 aprile del 1919 a Milano, è la libera associazione che rappresenta l'intero sistema creditizio nazionale con diverse finalità. Governata dall'Assemblea, dal Consiglio e dal Comitato esecutivo - cui si affiancano il Collegio dei Revisori, quello dei Probiviri e il Direttore Generale che cura la gestione ordinaria - prevede al proprio vertice la figura del presidente che rappresenta l'associazione da un punto di vista legale, oltre a convocare e presiedere tutti gli organi deliberanti.

L'associazione agisce come centro di aggregazione delle competenze del settore, fornendo assistenza tecnica e consulenze specifiche alle associate: banche (piccole, medie e grandi), società di leasing e factoring, fiduciarie, società di intermediazione mobiliare (SIM) e di gestione del risparmio (SGR). Inoltre, si occupa di:

  • rappresentare il sistema creditizio italiano in tutte le innovare le normative che coinvolgono l'intero mondo del credito;
  • elaborare direttamente codici di comportamento virtuosi e di promuoverne l'adozione presso i propri associati.

Con le recenti trasformazioni del sistema finanziario, i compiti di tutela e di servizio resi dall'ABI a tutte le banche si sono rafforzati ed estesi: la fusione per incorporazione dell'Associazione sindacale fra le aziende del credito (1997), ad esempio, ha assegnato all'ABI anche la Roma ma altri uffici sono situati sia a Bruxelles; la struttura burocratica, infine, si articola su cinque aree funzionali, ciascuna delle quali è retta da un dirigente (Vice Direttore Generale o Direttore Centrale) alle dirette dipendenze del Direttore Generale: in particolare le aree normativa, servizi di mercato, studi e tecnologie, sindacale e del lavoro si occupano della tutela degli interessi e del soddisfacimento delle istanze degli associati mentre l'area dedicata alle risorse interne assicura il funzionamento della struttura associativa e svolge quelle attività di supporto logistico e organizzativo, funzionali al miglior perseguimento delle finalità dell'Associazione.

Atto di matrimonio

L'ordinamento giuridico italiano prevede la redazione del cosiddetto atto di matrimonio da parte dell'ufficiale di stato civile (celebrante) che "certifichi":

  • nome, cognome,luogo e data di nascita degli sposi e dei testimoni, nonchè cittadinanza e residenza;
  • data della eseguita pubblicazione o il decreto di autorizzazione alla omissione;
  • il decreto di autorizzazione quando ricorra alcuno degli impedimenti di legge;
  • la menzione dell'avvenuta lettura agli sposi degli Artt. 143, 144 e 147 del codice civile;
  • la dichiarazione degli sposi di volersi prendere rispettivamente in marito e in moglie;
  • il luogo della celebrazione (se diverso dalla casa comunale);
  • contenuto eventuale: ad es. riconoscimento di un figlio naturale o dichiarazioni relative al regime patrimoniale tra coniugi.

Dopo la compilazione, l'atto di matrimonio viene sottoscritto dagli sposi, dai testimoni e dall'ufficiale di stato civile; infine, l'atto viene iscritto nel registro di matrimonio.

Per le pratiche di mutuo presentate da coniugi è richiesto l'Estratto per riassunto dell'atto di matrimonio: la banca, in fase iniziale, e il notaio, prima della registrazione, potranno verificare se si è scelto il regime della comunione o della separazione dei beni.

Atto di provenienza dell'immobile

Per atto di provenienza dell'immobile si intende quell'atto che ha consentito all'attuale proprietario di entrare in possesso dell'immobile stesso; in particolare, può essere costituito da:

  • un atto di compravendita (rogito notarile precedente);
  • una dichiarazione di successione o di donazione;
  • una sentenza di usucapione.

Il venditore è obbligato a fornire l'atto di provenienza al potenziale acquirente: a quest'ultimo, infatti, è garantita la possibilità di effettuare verifiche circa la proprietà, le varie trascrizioni effettuate nel ventennio precedente e l'eventuale presenza di formalità pregiudizievoli alla vendita. Inoltre, se l'immobile è stato costruito direttamente dal venditore, dovrà rilasciare copia dell'atto di provenienza del terreno, copia della concessione edilizia e delle eventuali variazioni in corso d'opera.

Atto pubblico

L'atto pubblico (detto anche atto autentico o scrittura pubblica) è il documento redatto, secondo le richieste formalità, da un notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato ad attribuirgli pubblica fede nel luogo dove l'atto è formato (Artt. 2699-2701 c.c.).

L'atto pubblico fa piena prova, fino a querela di falso, della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato, delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti. Inoltre, vale come titolo esecutivo per le obbligazioni di somme di danaro ivi contenute. Inoltre, secondo quanto stabilito dall'Art. 2699 c.c., il documento formato da ufficiale pubblico incompetente o incapace ovvero senza l'osservanza delle formalità prescritte, se è stato sottoscritto dalle parti, ha la stessa efficacia probatoria della scrittura privata: si parla in questo caso di conversione dell'atto pubblico.

La richiesta della forma scritta per sancire la validità o la prova di un atto non comporta automaticamente un atto pubblico: infatti, se l'ordinamento si limita a richiedere la forma scritta, sarà sufficiente la scrittura privata, purché autenticata secondo le modalità previste.

Nel nostro ordinamento numerosi atti e contratti devono essere redatti in forma pubblica a pena di nullità: ad esempio, le donazioni (eccetto quelle di modico valore), gli atti costitutivi di associazioni riconosciute, società di capitali, ecc.

Azione revocatoria fallimentare

L'azione revocatoria è utilizzata dal curatore fallimentare per ricostituire il patrimonio del fallito e destinarlo alla soddisfazione dei suoi creditori, facendovi rientrare quanto ne era uscito nel periodo antecedente al fallimento (il cosiddetto periodo sospetto). Si tratta, quindi, di una procedura per colpire gli atti del debitore insolvente che hanno inciso sul suo patrimonio, violando il principio della cosiddetta "par condicio creditorum".

La disciplina per la revoca fallimentare prevede particolari facilitazioni di prova – costituite in sostanza da presunzioni di frode – rispetto alla revoca ordinaria. In particolare, la Legge 80/2005 – nell'ambito del Piano d'azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale del Paese (noto come "DL Competitività") – dispone la revoca per:

  • gli atti a titolo oneroso in cui le prestazioni eseguite o le obbligazioni assunte dal fallito sorpassano di oltre un quarto ciò che a lui è stato dato o promesso, se compiuti nell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento;
  • gli atti estintivi di debiti pecuniari scaduti ed esigibili non effettuati con danaro o con altri mezzi normali di pagamento, se compiuti nell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento;
  • i pegni, le anticresi e le ipoteche volontarie per debiti preesistenti non scaduti, se costituiti nell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento;
  • i pegni, le anticresi e le ipoteche giudiziali o volontarie per debiti scaduti, se costituiti nei sei mesi anteriori alla dichiarazione di fallimento;
  • i pagamenti di debiti liquidi ed esigibili, gli atti a titolo oneroso e quelli costitutivi di un diritto di prelazione per debiti – anche di terzi – contestualmente creati, se compiuti entro i sei mesi anteriori alla dichiarazione di fallimento.

Viceversa, non sono soggetti all'azione revocatoria:

  • i pagamenti di beni e servizi effettuati nell'esercizio dell'attività d'impresa nei termini d'uso;
  • le rimesse effettuate su un conto corrente bancario, purché non abbiano ridotto in maniera consistente e durevole l'esposizione debitoria del fallito nei confronti della banca;
  • le vendite a giusto prezzo d'immobili ad uso abitativo, destinati a costituire l'abitazione principale dell'acquirente o di suoi parenti e affini entro il terzo grado;
  • gli atti, i pagamenti e le garanzie concesse su beni del debitore purché posti in essere in esecuzione di un piano che appaia idoneo a consentire il risanamento della esposizione debitoria dell'impresa e ad assicurare il riequilibrio della sua situazione finanziaria;
  • gli atti, i pagamenti e le garanzie posti in essere in esecuzione del concordato preventivo o dell'amministrazione controllata;
  • i pagamenti dei corrispettivi per prestazioni di lavoro effettuate da dipendenti ed altri collaboratori, anche non subordinati, del fallito;i pagamenti di debiti liquidi ed esigibili eseguiti alla scadenza per ottenere la prestazione di servizi strumentali all'accesso alle procedure concorsuali di amministrazione controllata e di concordato preventivo.
Trova il tuo mutuo
Mutuo richiesto
  €
Durata
anni
Valore immobile
  €
Cerca mutuo
© 2010-2017 FairOne S.p.A. - P. IVA  
- Iscrizione Elenco Mediatori Creditizi OAM n. M215 - MutuiSupermarket.it è un servizio a Impatto Zero ©
Richiesto – Calcolalo ora