Menu

Glossario Mutui - T

Guida ai mutui
Guida ai mutui
Trova il tuo mutuo
Importo mutuo
Durata
Valore immobile

Di seguito i termini del glossario mutui che iniziano con la lettera T:

TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale)

Il TAEG è l'indicatore del tasso di interesse complessivo applicato e si riferisce a mutui, anticipazioni bancarie, aperture di credito e altri finanziamenti, compreso il credito al consumo; espresso in percentuale, rappresenta il costo effettivo che il cliente deve corrispondere alla banca o altro ente finanziatore.

Introdotto nel sistema normativo italiano dal 2003, offre ai clienti l'opportunità di confrontare i diversi prodotti di credito in base ad un unico indicatore: in altre parole, effettuando il confronto tra i TAEG di due mutui, il cliente può capire immediatamente quale sia il prodotto più conveniente. Il calcolo comprende sia gli interessi che gravano sul prestito (misurati dal TAN - Tasso Annuo Nominale) sia gli oneri accessori obbligatori inerenti all'atto di finanziamento (spese istruttoria pratica, incasso rata, assicurazione obbligatoria, ecc.); dal 2011, inoltre, in adempimento della direttiva europea direttiva europea EU 2008/48/CE, comprende anche gli oneri fiscali (es. imposta di bollo).

TAN (Tasso Annuo Nominale)

Il Tasso Annuo Nominale, noto come TAN, rappresenta in termini percentuali il tasso di interesse annuo applicato nelle operazioni di finanziamento dalle banche o dalle società finanziarie; utilizzato per il calcolo della quota interessi (da sommare alla quota capitale per ottenere l'importo totale della rata del mutuo), non tiene conto del tipo di rateizzazione (puro tasso nominale): in altre parole, per il debitore rappresenta il costo reale che dovrà versare al creditore come remunerazione della somma di denaro prestata per un certo intervallo di tempo.

Il TAN non tiene in considerazione l'insieme degli oneri accessori (spese, imposte, ecc.) legati all'operazione di finanziamento – a differenza del TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale) o ISC (Indice Sintetico di Costo) – di cui il richiedente dovrà farsi carico per accedere alla forma di credito prescelta: per poter confrontare diversi finanziamenti, tuttavia, occorre riferirsi ad un parametro che riassuma tutte le voci di costi previste. Risulta evidente, quindi, che due prestiti con TAN identico potrebbero presentare TAEG differenti: a seconda dell'istituto di credito erogante, infatti, l'importo delle spese accessorie definite per contratto può variare notevolmente.

Il calcolo del TAN varia a seconda della tipologia di tasso di interesse scelto dal mutuatario; in particolare:

  • per i mutui a tasso fisso: TAN = Spread + I.R.S.;
  • per i mutui a tasso variabile: TAN = Spread + Euribor.

Tasso a regime

Il cosiddetto tasso a regime rappresenta il tasso di interesse realmente applicato nella restituzione di un finanziamento e non deve essere confuso con il tasso di ingresso, valido limitatamente al periodo iniziale.

Per i mutui a tasso fisso viene determinato nel momento della stipula del contratto di mutuo, sulla base del tasso di riferimento Eurirs cui va aggiunto lo spread: in questo caso, l'importo della rata stabilito è definitivo e non cambia per tutto il corso del mutuo; nel caso di mutui a tasso variabile, il tasso a regime varierà a seconda dell'andamento registrato dal parametro di indicizzazione (Euribor o Tasso BCE).

Il tasso a regime, pertanto, è tipicamente superiore al tasso di ingresso: quest'ultimo, peraltro, è un tasso applicato esclusivamente per un periodo iniziale limitato, variabile in genere dai sei mesi ai due anni; al termine del periodo, però, il mutuatario dovrà far fronte ad una rata di importo decisamente superiore, per cui è bene che analizzi attentamente il piano di ammortamento che la banca è obbligata a fornire come informazione precontrattuale, secondo quanto stabilito dal Codice europeo per i mutui.

La variante a tasso fisso del Gran Mutuo Casa Semplice, offerta dal gruppo Cariparma - Crédit Agricole, presenta la suddivisione tra tasso d'ingresso e tasso a regime: in particolare, al termine dei primi 24 mesi (periodo iniziale) che prevedono un tasso fisso complessivo del 2,50% (tasso d'ingresso), il cliente pagherà una rata calcolata in base alla somma: IRS + spread del 3,10% (tasso a regime) fino alla completa estinzione.

Tasso bilanciato

Il tasso bilanciato, noto anche come tasso mix, è un particolare tasso di interesse utilizzato per la definizione del piano di ammortamento dei mutui a tassi miscelati (mutui cocktail): è una media pesata del tasso fisso e del tasso variabile in base a delle percentuali definite dal cliente. In pratica, l'importo totale richiesto viene diviso in due parti, determinate direttamente dal mutuatario: una quota verrà rimborsata a tasso fisso e l'altra a tasso variabile; sebbene da un punto di vista contabile farebbe presupporre la stipula di due contratti separati, ognuno con un versamento periodico "indipendente", nella prassi vi è un solo contratto e una sola rata da corrispondere: l'importo complessivo di quest'ultima sarà pari alla somma delle frazioni citate in precedenza.

Il bilanciamento garantisce un'attenuazione delle oscillazioni della rata, secondo l'intensità scelta dal cliente, ed è indicato per chi non ha una preferenza specifica circa il tasso di interesse o chi intende coniugare gli effetti derivanti dai due tipi di tasso; tuttavia, i presupposti per ottenere il risultato desiderato riguardano una certa conoscenza dei mercati e una discreta capacità di prevedere l'andamento futuro dei tassi, in modo da ripartire il capitale totale mutuato in maniera ottimale.

In conclusione, occorre sottolineare che la presenza del tasso fisso da un lato potrebbe stabilizzare il mutuo in caso di rialzo dei tassi, dall'altro potrebbe generare un aumento complessivo degli interessi da versare alla banca.

Tasso di interesse

Il tasso (o saggio) di interesse rappresenta la misura dell'interesse su un prestito ovvero l'importo della remunerazione spettante al creditore. È espresso in percentuale e indica la quota della somma prestata che deve essere corrisposta come interesse al termine del periodo temporale considerato. Il debitore, infatti, ricevendo una somma di denaro, si impegna a pagare una somma superiore a quella ricevuta (capitale + interesse).

Esaminando le caratteristiche di un mutuo, gli interessi rappresentano il compenso che le banche richiedono a fronte del prestito concesso. Sono determinati sulla base di un tasso percentuale, previsto espressamente nel contratto stipulato, da applicare al capitale erogato in ragione della durata.

Il tasso di interesse è determinato con riferimento ai parametri riscontrabili sui mercati monetari e finanziari (EURIRS per il mutuo a tasso fisso, EURIBOR o BCE per il mutuo a tasso variabile), cui la banca aggiunge una maggiorazione (nota come spread). L'entità di tale maggiorazione, ovvero la differenza tra il parametro di riferimento e il tasso effettivamente applicato, cresce tipicamente in relazione alla durata del mutuo.

Tasso d'ingresso

Il tasso di ingresso è un tasso tipicamente promozionale, che offre delle condizioni agevolate in termini di pricing rispetto al tasso nominalmente previsto; viene applicato dalle banche o dagli istituti di credito nelle prime rate del mutuo con l'obiettivo da un lato di avviare in modo graduale il mutuatario al pagamento delle rate, di importo meno oneroso, dall'altro di aumentare la loro competitività e di attirare un maggior numero di clienti.

è necessario, infatti, prestare molta attenzione ai tassi d'ingresso in quanto sovente utilizzati come “specchietti per le allodole” per attirare clienti poco esperti: la durata del tasso d'ingresso, variabile da pochi mesi a pochi anni, è limitata; al termine del periodo iniziale, fino alla completa estinzione del mutuo, verrà applicato il reale tasso d'interesse noto anche come tasso a regime: quest'ultimo, calcolato come somma del valore del parametro di indicizzazione (Euribor o Tasso BCE per mutui a tasso variabile, Eurirs per mutui a tasso fisso) e dello spread (stabilito alla stipula del contratto, rappresenta il guadagno per l'ente erogante), è generalmente superiore al tasso d'ingresso.

Tasso fisso

Il tasso fisso (tasso annuo nominale) che determina il piano d'ammortamento generalmente viene costruito come somma tra l'Eurirs (Euro Interest Rate Swap) relativo alla durata complessiva del mutuo e lo spread (margine di guadagno della banca); in alternativa, può essere comunicato dagli istituti di credito come "tasso finito": in altre parole, sul totale spread + IRS non impetteranno le tipiche variazioni del parametro di riferimento (in caso di aumento dell'indice diminuirà il margine di guadagno della banca e viceversa).

I mutui a tasso fisso, quindi, prevedono che la rata di rimborso abbia un ammontare costante nel tempo e noto sin dal momento della stipula del contratto; in generale rappresenta la soluzione ottimale per un soggetto avverso al rischio, che necessita di pianificare le uscite mensili avendo un informazione certa circa l'importo complessivo da restituire (debito residuo). Inoltre, è consigliabile rispetto a un mutuo a tasso variabile quando le previsioni economiche prospettano un'aumento del costo del denaro che genera, di conseguenza, un aumento dell'Euribor (parametro di indicizzazione comunemente utilizzato dagli istituti di credito).

Il tasso fisso risulta tipicamente più oneroso rispetto al tasso variabile (o al tasso misto) in virtù dell'indipendenza dalle oscillazioni che si verificano sui mercati finanziari.

Tasso misto

Il tasso misto è una particolare tipologia di tasso di interesse che prevede l'applicazione in periodi determinati e successivi sia del tasso fisso che del tasso variabile. In base alla possibilità o meno per il mutuatario di ridefinire (rinegoziazione periodica) la tipologia del tasso per il calcolo degli interessi, è possibile distinguere le due varianti seguenti:

  • tasso bilanciato (o tasso "mix"): rappresenta il tasso misto "puro", ormai raramente offerto dalle banche, e prevede una rata composta in parte col tasso fisso e in parte col tasso variabile, a seconda delle percentuali stabilite dal cliente al momento della stipula del contratto (ad es, 70% variabile + 30% fisso);
  • tasso misto "con opzione": prevede la possibilità di modificare il tipo di tasso durante l'ammortamento, ossia di esercitare un'opzione – predeterminata contrattualmente, quindi esercitabile a scadenze prefissate – che consente il passaggio da fisso a variabile (o viceversa).

Il mutuo a tasso misto rappresenta la soluzione per coloro che non sono in grado di stabilire sin dalla stipula quale sia il tasso d'interesse che soddisfa pienamente le proprie esigenze: difatto, qualora la scelta iniziale risulti errata e/o le condizioni di mercato rendano preferibile l'alternativa, avranno l'opportunità di "rimediare" (mutuo tasso misto con opzione); l'adattabilità e la flessibilità garantite dal tasso misto, peraltro, sono offerte dagli istituti di credito con uno spread generalmente più elevato (rispetto ai mutui a tasso variabile "tradizionali") che comporta un maggiore costo complessivo per il mutuatario (vanificando, in certi casi, il risparmio ottenuto con la gestione flessibile e autonoma).

Tasso usurario

Il tasso usurario rappresenta il tetto massimo oltre il quale i tassi di interesse sono considerati illegali. Tale limite, in base all'Art.2 della L.108/1996, era calcolato – fino al 14 maggio 2011 – aumentando del 50% il tasso medio risultante dall'ultima rilevazione pubblicata nella Gazzetta Ufficiale relativamente alla categoria di operazioni in cui il credito è compreso (categoria omogenea); dal 14 maggio 2011, in base al d.l. 70, il calcolo del limite è stato modificato: attualmente, infatti, viene calcolato aumentando il tasso medio del 25%, cui va aggiunto un margine ulteriore del 4%. Tuttavia, la differenza tra tale limite e il tasso medio non può essere superiore all'8%.

In particolare, la classificazione delle operazioni per categorie omogenee – che tiene conto della natura, dell'oggetto, dell'importo, della durata, dei rischi e delle garanzie – è effettuata annualmente dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, che affida alla Banca d'Italia la rilevazione dei dati; quest'ultima rileva trimestralmente il Tasso Effettivo Globale Medio (TEGM): comprensivo di commissioni, di remunerazioni a qualsiasi titolo e spese, escluse quelle per imposte e tasse, si riferisce agli interessi annuali praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari per operazioni della stessa natura.

L'Art. 644 del codice penale, inoltre, definisce usurari anche quei tassi di interesse che non superano tale limite ma risultano comunque sproporzionati rispetto alla prestazione di denaro (o di altra utilità) quando chi li ha dati o promessi si trova in condizioni di difficoltà economica o finanziaria.

Tasso variabile

Il tasso variabile caratterizza i mutui che prevedono un rimborso periodico (rata mensile) legato all'andamento dei mercati finanziari. In altri termini, il tasso di interesse è determinato in base alle oscillazioni dell'indice finanziario di riferimento (il cosiddetto parametro di indicizzazione): quest'ultimo, naturalmente variabile data la "volatilità" che caratterizza i mercati, comporta un continuo adattamento della rata del mutuo tanto in aumento quanto in diminuzione.

Il mutuo a tasso variabile, pertanto, rappresenta la soluzione ideale per coloro che cercano di trarre vantaggio dalle dinamiche dei mercati, ossia auspicano una "discesa" dei tassi nel periodo del rimborso dimostrando una certa propensione al rischio: in caso di aumento degli indici, infatti, i soggetti mutuatari dovranno essere in grado di rispettare i termini di rimborso previsti dal contratto nonostante un aumento dell'importo totale da corrispondere al soggetto mutuante (banca o altro ente finanziatore).

Il tasso di interesse variabile, in sostanza, è calcolato sommando allo spread – margine di guadagno dell'istituto erogante, stabilito in fase di stipula e costante per tutta la durata del finanziamento – il valore dell'indice di riferimento:

  • Euribor: deriva dalla media dei tassi utilizzati per gli scambi interbancari tra le maggiori banche europee;
  • Tasso BCE: tasso ufficiale di sconto, fissato dalla Banca Centrale Europea per l'erogazione di denaro alle banche dell'UE.

Tasso variabile con Cap

Il mutuo a tasso variabile con CAP rappresenta una soluzione interessante per coloro che cercano una via di mezzo tra la stabilità del tasso fisso e i possibili vantaggi economici del tasso variabile. Semplicemente, si tratta di un mutuo variabile il cui tasso d'interesse – pur rimanendo legato all'andamento del parametro di riferimento (in genere Euribor) – non può superare una soglia (CAP o tetto massimo) prefissata in fase di stipula del contratto: ciò consente al mutuatario di conoscere sin dall'inizio l'importo massimo che potrebbe raggiungere la rata da rimborsare periodicamente alla banca erogante, beneficiando del tasso variabile in caso di oscillazioni al ribasso dell'indice.

In pratica, il tasso di interesse non potrà mai andare oltre un certo limite: se il tasso d'interesse è inferiore al tetto massimo, il calcolo degli interessi sarà analogo a quanto accade per un mutuo a tasso variabile; tuttavia, se il tasso dovesse aumentare – superando il CAP – non verrà mai richiesto un tasso superiore alla soglia (fisso per tutta la durata del prestito).

Il mutuo variabile con CAP, dunque, è vantaggioso per quei soggetti con limitata propensione al rischio, che necessitano di una garanzia aggiuntiva rispetto al mutuo variabile tradizionale,prevista dalle banche a fronte di uno spread superiore.

Il mutuo con Cap offre un reale beneficio al mutuatario quando:

  • il CAP fissato risulta ragionevole (o "di mercato"): una soglia troppo elevata, difatto non raggiungibile dal TAN, non presenta utilità ma solo un costo complessivo del finanziamento superiore;
  • lo spread applicato risulta essere di poco superiore al caso variabile puro (0,30% - 0,50%): in caso contrario, la protezione risulterebbe troppo onerosa.

TEG (Tasso Effettivo Globale)

TEG, acronimo di tasso effettivo globale, è un valore espresso in percentuale che rappresenta tutti gli oneri bancari che il correntista deve sostenere per poter accedere a una determinata somma di denaro di esclusiva proprietà della banca, calcolato dalla Banca d'Italia in base ai dati forniti dagli intermediari finanziari. L'insieme dei TEG rilevati per una categoria di operazioni consente di determinare il famoso TEGM(tasso effettivo globale medio): in particolare, vengono rilevati ogni tre mesi i tassi praticati sul mercato e si procede alla distinzione per tipo di operazione e per classe d'importo.

Sarà quindi possibile distinguere il TEGM per i da quello per i mutui a tasso fisso (solitamente molto più basso), uno per operazioni di importo inferiore a € 5.000 e uno per quelle oltre € 5.000. Dai valori così ottenuti, infine, è possibile derivare i cosiddetti "tassi soglia" (TEGM x 1,5), superati i quali le operazione devono essere considerate usuraie.

Infine, occorre porre in evidenza la differenza tra TEG e TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale) nonostante la formula utilizzata per il calcolo risulti molto simile: per esempio, la legge prevede che nel TAEG siano comprese le imposte e tasse (peraltro escluse dal TEG).

Terzo datore di ipoteca

Il terzo datore di ipoteca è colui che volontariamente concede la garanzia reale dell'ipoteca, pur essendo estraneo al rapporto garantito.

L'indisponibilità assoluta di beni da parte del mutuatario, ad esempio, comporta l'obbligatoria presenza di un terzo soggetto: peraltro, anche il caso di inadeguatezza dei beni – perché insufficienti in termini di valore oppure già gravati da altri vincoli ed oneri – rende necessario l'inserimento di una figura che garantisca il debitore principale.

In base all'Art. 2868 del Codice Civile, il terzo datore di ipoteca non può invocare il beneficio della preventiva escussione del debitore, se questo non è stato convenuto. Qualora il mutuatario risultasse inadempiente agli obblighi contrattuali di restituzione, il terzo datore di ipoteca potrà scegliere di subentrare nei pagamenti qualora voglia sottrarsi al processo esecutivo immobiliare: tuttavia, non è obbligato alla prestazione data l'assenza del vincolo di solidarietà; conseguentemente, il "potere di aggressione del creditore" si risolve nel sottoporre ad espropriazione il bene del terzo.

Al terzo datore di ipoteca, comunque, spetta il diritto di regresso nei confronti del debitore principale a seguito dell'avvenuta espropriazione dell'immobile o del pagamento integrale dei creditori (Art.2871, Codice Civile).

Terzo datore di pegno

Il terzo datore di pegno è colui che concede un proprio bene a garanzia di un rapporto obbligazionario altrui pur essendo un soggetto estraneo al rapporto stesso.

La figura del terzo datore di pegno si distingue dal fideiussore: difatto entrambi garantiscono il debito di un terzo, ma mentre il fideiussore risponde con tutti i suoi beni, il terzo datore solo con il bene su cui è stato costituito il pegno. Difatto, assume una responsabilità limitata al bene oggetto di garanzia che si traduce "nell'ampliamento" del patrimonio del debitore cosiddetto principale aggredibile dal creditore: di conseguenza è semplicemente tenuto a tollerare l'azione esecutiva contro il proprio bene in caso di inadempienza del debitore principale.

Trascrizione

La trascrizione consiste nella comunicazione di determinati atti giuridici a un ufficio pubblico e nell'annotazione degli stessi in pubblici registri. In termini formali, è un mezzo di pubblicità propria degli atti riguardanti la situazione giuridica di beni immobili e di alcuni beni mobili particolari – autoveicoli, navi, galleggianti, aeromobili, ecc. – volta a rendere legalmente conoscibile ai terzi la situazione giuridica dei beni in questione e le relative vicende.

Nello specifico, si tratta di una forma di pubblicità dichiarativa che interviene in relazione a un atto perfezionato: il contratto, già pienamente valido tra le parti, viene reso legalmente noto ai terzi, ossia è a essi opponibile (cosiddetta presunzione legale di conoscenza). Il principale effetto della trascrizione, quindi, è quello di risolvere i conflitti tra più acquirenti di diritti di proprietà o reali sullo stesso bene.

L'Art.2644 del Codice Civile fissa il principio fondamentale della priorità: chi trascrive per primo l'atto ha la preferenza assoluta rispetto agli altri aventi diritto; in altre parole, l'atto trascritto per primo – indipendentemente dal momento della sua conclusione – acquista efficacia prevalente su tutti gli altri atti non ancora trascritti; di conseguenza, non hanno effetto altre trascrizioni di diritti, anche se il relativo acquisto dovesse risalire a una data anteriore.

In ambito immobiliare, sono soggetti a trascrizione gli atti riguardanti:

  • i contratti che trasferiscono la proprietà;
  • i contratti che costituiscono, trasferiscono o modificano diritti reali di godimento;
  • i contratti che conferiscono alcuni diritti personali di godimento.

La trascrizione prevede la pubblicazione degli atti negli appositi registri, tenuti su base personale e non reale: i registri, quindi, fanno riferimento alle persone e non ai beni. Avviene presso il Pubblico Ufficio dei Registri Immobiliari nella cui circoscrizione si trovano i beni e necessita dell'allegazione del titolo (sentenza, atto pubblico o scrittura privata con sottoscrizione autenticata o accertata giudizialmente) e di una nota in doppio originale (nota di trascrizione) contenente le indicazioni previste dall'Art.2659 del c.c.

Titolo esecutivo

Nella definizione di titolo esecutivo rientrano tutti gli atti – tassativamente predeterminati dalla legge – che legittimano un soggetto ad agire con i mezzi e le forme dell'esecuzione forzata nei confronti di un altro soggetto per ottenere l'adempimento di un dovere o di un obbligo non spontaneamente adempiuto.

Il titolo esecutivo – considerato analogo ad una condizione sufficiente e necessaria – è contenuto in un documento cartaceo, che descrive:

  • il diritto per cui si procede;
  • il titolare del diritto;
  • il debitore della prestazione oggetto del medesimo.

I requisiti del diritto risultante dal titolo, in basa all'Art.474 c.p.c.,sono i seguenti:

  • certezza: esatta determinazione del suo contenuto e dei suoi limiti;
  • liquidità: precisazione della sua misura;
  • esigibilità: non soggezione a termini o a condizioni.

L'efficacia del titolo esecutivo, inoltre, può essere subordinata a cauzione (ad esempio nel caso di decreto ingiuntivo): tale ipotesi non va confusa con l'assenza di esigibilità in quanto la cauzione attiene unicamente alla possibilità di avviare l'esecuzione forzata.

Gli atti cui è attribuibile tale qualifica sono:

  • le sentenze, i provvedimenti e gli altri atti ai quali la legge attribuisce espressamente efficacia esecutiva;
  • le scritture private autenticate, relativamente alle obbligazioni di somme di denaro in esse contenute, le cambiali, nonché gli altri titoli di credito ai quali la legge attribuisca espressamente la stessa efficacia;
  • gli atti ricevuti da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato dalla legge a riceverli.

TFR (Trattamento di Fine Rapporto)

Il TFR o trattamento di fine rapporto – la cosiddetta liquidazione – rappresenta la cifra che l'azienda deve erogare a ciascun lavoratore subordinato al momento della cessazione del rapporto di lavoro, in base a quanto stabilito dall'Art.2120 del c.c.

In pratica, è una parte della retribuzione lorda corrisposta in modo "differito", non essendo immediatamente a disposizione del lavoratore : peraltro, qualunque sia la ragione che determinerà la cessazione del rapporto di lavoro (licenziamento, dimissioni, pensionamento, ecc.), dovrà essere erogata per favorire il superamento delle difficoltà economiche causate dal venir meno della retribuzione.

Il TFR maturato in un anno si calcola come quota della retribuzione annuale lorda (esattamente il 7,41%, composto dal 6,91% corrisposto all'ex dipendente più lo 0,5% corrisposto all'INPS) rivalutata, su base composta, di una percentuale (1,5% in misura fissa sommato al 75% della percentuale di aumento dell'indice dei prezzi al consumo, accertato dall'ISTAT).

Il lavoratore, dopo 8 anni consecutivi di servizio, ha la possibilità di chiedere al datore di lavoro un anticipo sul TFR maturato, in misura massima del 70% ed esclusivamente per spese urgenti rigorosamente documentate quali, ad esempio, l'acquisto della prima casa per sé o per i figli.

Tutela dei consumatori in ambito bancario

La tutela dei consumatori in ambito bancario è garantita dai seguenti strumenti:

  • Diritto di adempimento anticipato. Il consumatore ha facoltà di adempiere in via anticipata o di recedere dal contratto senza penalità e non è ammesso il patto contrario; in particolare, se il consumatore esercita la facoltà di adempimento anticipato, ha diritto a un'equa riduzione del costo complessivo del credito.
  • Inadempimento del fornitore e responsabilità della banca o dell'intermediario finanziario. Strumento di tutela riguardante i diritti del consumatore nei confronti del finanziatore del credito, in caso di inadempimento del fornitore del bene o del servizio: dopo aver richiesto senza successo l’adempimento al fornitore, il consumatore può agire nei confronti del finanziatore (banca o cessionario del credito concesso dalla banca o intermediario finanziario) nei limiti del credito concesso, a condizione che costui abbia un accordo con il fornitore che gli consenta di avere l'esclusiva per la concessione del credito ai clienti del fornitore.
  • Recesso del consumatore dal contratto di credito al consumo collegato ad una vendita a distanza ovvero ad una vendita conclusa fuori dai locali commerciali del venditore. Per quanto la vendita possa essere conclusa a distanza per determinate categorie di beni, la normativa prevede che il finanziamento ad essa collegato debba essere concluso in forma scritta (o impiegando strumenti informatici parificati dalla legge a tale forma); se il consumatore recede dal contratto di vendita potrà recedere automaticamente dal contratto di finanziamento, senza alcuna penale.

Tasso CAP

Il tasso cap (o cap rate) rappresenta il limite massimo posto alla crescita del tasso di interesse di un mutuo, stabilito contrattualmente al fine di tutelare il mutuatario da oscillazione verso l'alto del tasso variabile. In pratica, prevede l'applicazione di un tasso variabile la cui escursione è difatto limitata da un tetto (cap) oltre il quale non può crescere; il mutuatario che opta per questa tipologia di mutuo gode dell'enorme vantaggio di conoscere l'importo massimo della rata fin dalla data di stipula del contratto: rappresenta pertanto una soluzione intermedia fra tasso variabile e tasso fisso, con l'obiettivo di cogliere i benefici di entrambe le tipologie.

Peraltro, fissare un tetto all'esborso finanziario generato da un indebitamento senza eliminare i vantaggi legati ad un calo dei tassi di interesse rappresenta una sicurezza cui corrisponde, generalmente, una minor convenienza; in sostanza, minore è il tasso Cap, maggiore sarà lo spread applicato rispetto al tasso variabile "non limitato". Al diminuire del limite massimo stabilito in fase di stipula, aumenterà la "protezione" che la banca, a sua volta, dovrà "acquistare" sul mercato finanziario per tutelarsi dal possibile rialzo dei tassi: in caso di aumento dei tassi di interesse oltre la soglia fissata, infatti, l'istituto dovrebbe farsi carico del maggior onere.

Tasso BCE

Il tasso BCE è il tasso applicato dalla Banca Centrale Europea per la concessione di prestiti alle banche operanti nell'UE. Noto anche come tasso di rifinanziamento o tasso di sconto, è un valore fissato mensilmente dall'istituto centrale in ottemperenza al compito di definizione e attuazione della politica monetaria per l'area Euro: in pratica, una riduzione del tasso BCE determina un abbassamento del costo del denaro.

Dal 2009, in base a quanto stabilito dal cosiddetto "Decreto anti crisi", gli istituti di credito devono obbligatoriamente consentire al cliente di scegliere il tasso BCE come parametro di riferimento per il calcolo degli interessi dei mutui a tasso variabile

L'indicizzazione BCE – pur determinando una maggior stabilità del Tasso Annuo Nominale (TAN) applicato a un finanziamento, dovuta principalmente all'assenza di oscillazioni giornaliere (il tasso viene ridefinito mensilmente) – risulta assai meno diffusa rispetto all'Euribor, nonostante il valore minimo raggiunto (0,15%). Gli spread proposti dalle banche per i mutui a tasso BCE, infatti, sono generalmente superiori e tale differenza incide notevolmente sulle preferenze di coloro che sottoscrivono una domanda di mutuo.

Trova il tuo mutuo
Mutuo richiesto
  €
Durata
anni
Valore immobile
  €
Cerca mutuo
© 2010-2017 FairOne S.p.A. - P. IVA  
- Iscrizione Elenco Mediatori Creditizi OAM n. M215 - MutuiSupermarket.it è un servizio a Impatto Zero ©
Richiesto – Calcolalo ora