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Glossario Mutui - R

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Di seguito i termini del glossario mutui che iniziano con la lettera R:

Rapporto rata reddito

Il rapporto rata-reddito, calcolato dalle banche nella fase di valutazione della domanda di mutuo, consente di ottenere un'indicazione circa la sostenibilità economica del finanziamento richiesto. Mettendo a rapporto l'importo da corrispondere (rata) al reddito percepito (al netto degli impegni di spesa, ad es. altri finanziamenti in corso), l'istituto bancario (o altro ente finanziatore) ottiene una valutazione sintetica della capacità del cliente di far fronte all'impegno, provvedendo ad un regolare rimborso.

Tale rapporto assume ulteriore importanza per le richieste di mutuo a tasso variabile: quest'ultimo risente particolarmente delle oscillazioni dei mercati e un aumento futuro dei tassi di interesse potrebbe complicare la regolare restituzione del prestito, sopratutto se il rapporto rata-reddito risulta "elevato". Pertanto, le banche generalmente valutano positivamente un rapporto compreso tra il 30% e il 40%; tuttavia, ogni richiesta viene valutata singolarmente considerando contemporaneamente anche il Loan To Value (LTV) e la tipologia di tasso prescelta dal futuro mutuatario.

Rata

La rata del mutuo consiste nell'importo che il mutuatario deve corrispondere periodicamente alla banca o altro ente finanziatore (mutuante) al fine di estinguere il debito contratto.

La periodicità, stabilita contrattualmente, è generalmente mensile ma in alcuni casi è possibile rimborsare il finanziamento con versamenti a cadenza trimestrale o semestrale; insieme al tasso di interesse applicato, periodicità e importo della rata sono le variabili fondamentali per la redazione dello schema di rimborso, noto come piano di ammortamento del mutuo.

L'entita della rata può essere costante o variabile, a seconda della tipologia di tasso di interesse scelto dal mutuatario; in particolare, il mutuo a tasso fisso garantisce una rata di importo costante per tutta la durata del finanziamento. Il mutuo a tasso variabile, invece, risente delle oscillazioni dei mercati finanziari e l'importo della rata, determinato come somma dello spread e valore (variabile) del parametro di indicizzazione (Euribor o Tasso BCE), può variare notevolmente rispetto a quello calcolato al momento della stipula del contratto di mutuo; per limitare tale rischio di variazione, tuttavia, esiste una soluzione ibrida che garantisce un importo costante a fronte di una durata che può variare rispetto a quella stabilita contrattualmente (mutuo a tasso variabile e rata costante).

Reddito

In economia si definisce in modo generico il reddito come il flusso di moneta, beni o servizi, ricevuto da singoli individui, collettività, imprese o dall'economia nazionale nel suo complesso, in un dato periodo di tempo.

Da un altro punto di vista, il reddito è costituito dai guadagni di chi fa fruttare il proprio lavoro o il proprio capitale e rappresenta un fattore determinante nelle decisioni di spesa; infatti, in base al reddito disponibile – ossia quello che rimane a disposizione dopo aver pagato le imposte allo Stato e aver ricevuto dallo stesso le pensioni, i sussidi alla disoccupazione e gli aiuti alla produzione – le famiglie e le imprese decidono rispettivamente quanto consumare e quanto investire. Lo Stato, invece, utilizza il reddito derivante dall'imposizione (gettito) per la spesa pubblica, assicurando prodotti e servizi alla collettività, e per il pagamento del lavoro svolto dai dipendenti pubblici.

Formalmente, il reddito è dato dal flusso di beni e servizi economici che si producono in un determinato periodo di tempo, in genere l'anno solare, a differenza del patrimonio e del capitale: questi, infatti, si considerano nella loro consistenza in un dato momento (dato di stock).

Una delle principali funzioni del reddito è quella di costituire la base imponibile per le principali imposte di ogni ordinamento fiscale; nel nostro sistema giuridico, infatti, l'Art.53 della Costituzione considera il reddito come atto espressivo di capacità contributiva.

Una delle più comuni classificazioni di reddito rigurda il soggetto che lo percepisce; in particolare:

  • reddito delle persone fisiche: ovvero di tutti i nati vivi che, al momento della nascita, acquistano la capacità giuridica e al momento del compimento dei 18 anni acquista la capacità di agire;
  • reddito delle persone giuridiche: ovvero un insieme di persone fisiche che cooperano per il raggiungimento di uno scopo comune o un insieme di beni destinati ad uno scopo che può o non può essere a fine di lucro.
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    Ulteriore possibile classificazione, analoga a quella presente nel Testo Unico delle Imposte sui Redditi, distingue il reddito in base alla fonte di provenienza:

    • redditi di impresa: derivanti dall'esercizio di attività commerciali;
    • redditi di lavoro: derivanti da prestazioni di lavoro dipendente o dall'esercizio di arti o professioni;
    • redditi di capitale: derivanti dall'impiego di denaro o strumenti finanziari (interessi, dividendi e simili);
    • redditi fondiari: derivanti dall'esercizio di diritti reali su terreni e fabbricati (redditi dominicali dei terreni, redditi agrari, redditi di fabbricati);
    • redditi diversi: categoria residuale che include anche le operazioni con intento speculativo (cessioni di titoli azionari, terreni edificabili, vincite alle lotterie, prestazioni di lavoro occasionale,ecc.).

Regime patrimoniale dei coniugi

Il regime patrimoniale è l'insieme delle regole e dei principi previsti dalla legge per regolare i rapporti patrimoniali tra i coniugi. Questa materia è stata profondamente modificata dalla riforma sul diritto di famiglia, risalente al 1975, che ha introdotto quale regime legale dei rapporti patrimoniali (applicabile in mancanza di un'apposita convenzione matrimoniale) quello della comunione di beni.

I rapporti patrimoniali, quindi, sono regolati dalla legge che si preoccupa di dettare delle regole di natura economica e di equiparare la posizione dei coniugi, salvaguardando i diritti e i doveri di contribuzione derivanti dal matrimonio. Tuttavia, fermo restando gli obblighi volti a soddisfare i bisogni della famiglia, la legge lascia ampio spazio di libertà ai coniugi che possono regolare autonomamente, mediante apposita convenzione, i loro rapporti di natura economica. Nel caso in cui la comunione non soddisfi le esigenze, infatti, i coniugi possono scegliere di regolare i loro rapporti secondo una delle seguenti forme alternative:

  • la separazione dei beni;
  • la comunione convenzionale: consiste in una o più deroghe alla disciplina della comunione legale (ad esempio, i coniugi possono convenire che alcuni beni acquistati prima del matrimonio rientrino nella comunione);
  • il fondo patrimoniale: i coniugi decidono di destinare beni immobili, mobili registrati o titoli di credito ai bisogni della famiglia, creando difatto un vincolo di destinazione.

Registrazione

La registrazione di un atto – scritto o verbale – è un adempimento che ha lo scopo di conferire all'atto stesso esistenza giuridica e data certa. Tra gli atti scritti sono compresi tutti gli atti che, per disposizione di legge o per volontà delle parti, sono redatti per iscritti; sono distinti nelle seguenti categorie:

  • atti pubblici, redatti da un notaio o da altro pubblico ufficiale;
  • scritture private autenticate, con sottoscrizione autenticata da un pubblico ufficiale;
  • scritture private non autenticate, stipulate e sottoscritte liberamente dalle parti.

Sono soggetti a registrazione i contratti verbali che riguardano la locazione, l'affitto di beni immobili esistenti nel territorio italiano e di conseguenza le cessioni, risoluzioni e proroghe (comprese quelle tacite), i contratti verbali inerenti il trasferimento o l'affitto di aziende esistenti nel territorio dello Stato e le relative cessioni, risoluzioni e proroghe.

Gli atti che invece non sono soggetti a registrazione possono comunque in ogni caso essere presentati volontariamente alla registrazione e sono assoggettati ad una imposta fissa. Infatti, in base all'Art.5 e seguenti del DPR 131/1986 la registrazione può essere obbligatoria, d'ufficio o volontaria.

Per quanto riguarda gli atti per i quali la registrazione è obbligatoria il legislatore pone una distinzione tra atti soggetti a registrazione in termine fisso e gli atti che sono soggetti a registrazione in caso d'uso.

Gli atti a termine fisso devono essere registrati entro un determinato periodo a partire dalla data di formazione dell'atto. Nel caso in cui l'atto debba essere obbligatoriamente registrato e non viene richiesta la registrazione, sarà il pubblico ufficiale o la Guardia di Finanza a registrare obbligatoriamente l'atto (registrazione d'ufficio).

Per quanto riguarda gli atti in caso d'uso, occorre depositarli ( e quindi sottoposti alla visione dell'ufficio in modo che lo stesso venga inserito agli atti di ufficio) presso amministrazioni dello Stato o presso uffici di enti locali o presso le cancellerie dei tribunali.

La competenza ad effettuare la registrazione spetta all'ufficio dell'Agenzia delle Entrate nella cui circoscrizione risiede il pubblico ufficiale che ha redatto l'atto pubblico o la scrittura privata autenticata. Per quanto riguarda altri atti (diversi da scrittura privata autenticata, atti pubblici e atti degli organi giurisdizionali) la registrazione può essere eseguita presso un qualsiasi altro ufficio dell'agenzia delle entrate.

Recentemente, al fine di smaltire un notevole arretrato e per evitare di recarsi materialmente in ufficio, esiste la possibilità di effettuare la registrazione telematica. Può riguardare gli atti relativi a diritti sugli immobili (oltre a trascrizione, iscrizione, annotazione nei registri immobiliari e voltura catastale) e contratti di locazione immobiliare, comprese cessioni, risoluzioni e proroghe degli stessi. Ad esempio, per gli atti di compravendita, gli atti di cessione e di costituzione di diritti reali su immobili, accettazioni di eredità espresse o tacite, il notaio ha l'obbligo di effettuare la registrazione in modalità telematica anche se la formazione degli atti riguarda la trascrizione degli atti presso uffici situati fuori dal distretto di competenza. Per i mutui o la costituzione di garanzie reali (pegno, ipoteca), la registrazione telematica è solo facoltativa.

L'omessa registrazione di un atto per il quale è obbligatoria comporta, oltre all'obbligo di versare l'imposta di registro evasa, l'applicazione di una sanzione amministrativa il cui importo può variare dal 120% al 240% dell'imposta dovuta.

Registri immobiliari

I registri immobiliari consentono di appurare le vicende pubblice relative ai beni immobili e sono conservati presso le cosiddette Conservatorie: istituite nei capoluoghi di provincia o nelle località sede di Tribunale, dal 2012 sono gestite direttamente dall'Agenzia delle entrate che acquisito l'Agenzia del territorio.

Sono registri a base personale, introdotti dal legislatore con la funzione di sottoporre alcune categorie di beni (nello specifico, gli immobili) a una forma di pubblicità: difatto, agevolano la conoscenza da parte di tutti dello stato giuridico di un bene immobile e consentono, quindi, di dirimere potenziali conflitti e controversie.

I registri immobiliari sono il mezzo per scoprire se su un immobile gravano ipoteche, oppure se è in locazione; in caso di compravendita, la trascrizione in tali registri degli atti conclusi non è condizione di validità giuridica dell'atto ma è necessaria affinchè l'atto sia opponibile a terzi: in altre parole, nel caso che qualcuno abbia venduto lo stesso bene a due persone diverse (doppia alienazione), il legittimo proprietario risulta essere chi ha trascritto per primo l'atto. Inoltre, la trascrizione dell'atto di compravendita immobiliare rientra tra gli obblighi del notaio: in caso di mancata trascrizione, infatti, egli è responsabile dei danni verso la persona danneggiata.

Regolamenti comunali

Il "Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali" (D.lgs 67/2000) definisce i regolamenti comunali come atti normativi – approvati dal Consiglio comunale – contenenti obblighi, divieti, regole e prescrizioni rivolti ad una serie indeterminabile di destinatari e capaci di disciplinare una serie indefinita di casi di propria competenza, nel rispetto dei principi fissati dalla legge e dallo statuto; in sostanza, quindi, regolano l'organizzazione e il funzionamento delle istituzioni, degli organismi di partecipazione, degli organi e degli uffici.

In materia immobiliare, in particolare, i regolamenti comunali integrano quanto dispone il codice civile in tema di edilizia; inoltre, la potestà regolamentare attribuita con il D.Lgs 446/97 consente ai Comuni di approvare i regolamenti comunali, o variare quelli vigenti, entro la data di deliberazione del bilancio di previsione.

Regolamento di condominio

L'Art.1138 del Codice Civile prevede l'obbligo di redigere un regolamento di condominio quando vi sono più di dieci condomini; nel caso di un numero inferiore, infatti, la stesura da parte dei condomini è facoltativa: una volta predisposto il regolamento, tuttavia, verranno applicate le stesse norme previste per quello obbligatorio e avrà dunque la stessa efficacia.

Il regolamento di condominio è molto importante in quanto rappresenta la "legge" interna dei condomini al fine di disciplinare la vita condominiale. All'interno del regolamento, infatti, sono concordate e accettate le norme sui servizi e le parti comuni, le attività dell'amministratore e quelle dell'assemblea condominiale, ecc.; inoltre, ad esso vengono allegate le tabelle millesimali per la ripartizione delle spese.

Se da un lato il codice prevede delle norme generali in materia di condominio, il singolo regolamento può approfondire e disciplinare una serie di problematiche "soggettive" che ogni condominio deve risolvere: esempi tipici sono l'individuazione delle parti comuni o la ripartizione delle spese. Ovviamente, più un regolamento è completo, più si eliminano i potenziali disaccordi tra condomini e gli eventuali contrasti con l'amministrazione incaricata. Inoltre, occorre sottolineare che ogni condomino può richiedere la stesura del regolamento di condominio o la revisione di quello esistente purchè venga approvato dall'assemblea con la maggioranza – fissata nei due terzi del valore dell'intero edificio e i due terzi dei partecipanti all'assemblea in base a quanto stabilito dall'Art.1136 comma 2.

È possibile riscontrare due differenti tipologie di regolamento, in relazione al diverso tipo di maggioranze necessarie per l'approvazione: il regolamento di condominio contrattuale e il regolamento di condominio assembleare.

Il regolamento cosiddetto contrattuale è predisposto dal costruttore; essendo parte integrante del contratto, viene di solito accettato e approvato dai condomini acquirenti delle singole unità immobiliari. A differenza di un regolamento approvato a maggioranza, può contenere una serie di limitazioni a carico dei singoli condomini, ad esempio vietare di apporre insegne, targhe o qualunque altra attrezzatura similare sui muri perimetrali comuni dell'edificio. Può anche fissare qualsiasi suddivisione delle spese comuni e potrà essere modificato solo con l'approvazione da parte tutti i condomini, quindi all'unanimità.

Il regolamento assembleare, invece, è concordato con la maggioranza qualificata dell'assemblea dei condomini, sia in caso di formazione che in caso di revisione.

Di seguito sono riportate alcune delle voci tipicamente contenute in un regolamento condominiale:

  • individuazione proprietà comuni
  • determinazione della quota relativa al singolo condomino
  • modalità di utilizzo delle proprietà comuni
  • eventuali divieti e limitazioni
  • ripartizione delle spese: spese comuni, spese di riscaldamento, spese di ascensore, ecc.
  • termini e modalità di pagamento delle spese di gestione
  • conto annuale della gestione
  • designazione dell'amministratore e attribuzione degli incarichi
  • organi di rappresentanza del condominio
  • modalità di convocazione dell'assemblea condominiale
  • riferimento agli allegati: planimetrie, quote millesimali, ecc.

Relazione notarile preliminare (RNP)

La relazione notarile preliminare, indicata spesso con l'acronimo RNP, è un documento redatto dal Notaio che accerta la presenza o meno di eventuali gravami sull'immobile posto a garanzia del mutuo. In pratica, è una relazione che consente alla banca erogante di avviare l'analisi tecnico legale – terminata l'analisi reddituale e acquisita contemporaneamente la perizia tecnica – che porterà alla delibera definitiva da parte dell'istituto.

Rendistato

Il rendistato è un particolare parametro di indicizzazione utilizzato, specialmente in passato, per regolare i tassi di interesse applicati ai finanziamenti degli enti para-statali.

L'elaborazione e la pubblicazione spetta alla Banca d'Italia. In particolare, dal 1° ottobre 1995 tale parametro equivale al rendimento medio lordo dei Buoni del Tesoro Poliennali (BTP) soggetti ad imposta e con vita residua superiore a 12 mesi; in precedenza, invece, era costituito dal rendimento lordo di un paniere di titoli composto da BTP e da obbligazioni emesse da aziende autonome, enti pubblici ed enti territoriali (soggetti a imposta e con vita residua superiore ad un anno).

Rendita

Il contratto di rendita, nel diritto civile italiano, prevede che una persona si obblighi a corrispondere a un'altra la prestazione periodica di una somma di denaro o di una certa quantità di cose fungibili come corrispettivo dell'alienazione di un immobile o della cessione di un capitale. In generale, una rendita finanziaria è una successione finita o infinita di importi (dette rate o termini) da riscuotere o da pagare in epoche differenti (scadenze) ad intervalli di tempo determinati.

Si è soliti disinguere tra rendita perpetua e rendita vitalizia.

Col contratto di rendita perpetua una parte conferisce all'altra il diritto di esigere in perpetuo la prestazione periodica di una somma di danaro o di una certa quantità di altre cose fungibili, quale corrispettivo dell'alienazione di un immobile (rendita fondaria) o della cessione di un capitale (rendita semplice); inoltre, può essere costituita quale onere dell'alienazione gratuita di un immobile o della cessione gratuita di un capitale.

La rendita vitalizia si costituisce anch'essa mediante alienazione di un bene mobile o immobile o cessione di un capitale, ma consiste in una prestazione periodica da corrispondersi ad uno o più soggetti (beneficiari) per tutta la durata della vita di una certa persona (uno dei beneficari oppure un terzo); può costituirsi, oltre che per contratto, anche tramite donazione o testamento, nel rispetto delle specifiche regole dettate per tali istituti.

A differenza della rendita perpetua, quindi, la rendita vitaliazia ha natura tipicamente aleatoria; inoltre, salvo patto contrario, il debitore non può liberarsi dall'obbligo del pagamento della rendita offrendo il rimborso del capitale ma è tenuto a pagare per tutto il tempo stabilito. In caso di inadempienza, inolire, il creditore non può domandare la risoluzione del contratto, ma può solo chiedere il sequestro e la vendita forzata dei beni del debitore, al fine di soddisfare il proprio credito.

Rendita catastale

La rendita catastale è il valore fiscale attributo agli immobili (fabbricati), disponibile presso gli archivi dell'Agenzia delle Entrate. Rappresenta un parametro di fondamentale importanza per determinare:

  • il valore dell'immobile ai fini dell'imposizione diretta e l'importo dell'IMU - Imposta Municipale Propria;
  • il valore catastale (o rendita catastale rivalutata) ai fini dell'imposta su successioni e donazioni, dell'imposta ipotecaria e catastale.

La rendita catastale è tipicamente stabilita da un professionista – geometra, ingegnere, architetto o altro tecnico abilitato – che esegue l'accatastamento dell'immobile; per i fabbricati, a differenza dei terreni per i quali si fa riferimento al reddito dominicale e al reddito agrario, la determinazione avviene moltiplicando le seguenti grandezze:

  • consistenza catastale dell'unità immobiliare: calcolata in vani catastali, metri cubi o metri quadrati a seconda della categoria catastale (o gruppo) cui appartiene l'immobile;
  • tariffa d'estimo relativa al comune ed alla zona censuaria ove sorge l'immobile, alla tipologia dello stesso in relazione alla destinazione d'uso (ordinaria, speciale, particolare).

Un altro parametro utilizzato al fine di determinare la rendita catastale ed è la cosiddetta "classe catastale", utilizzata per differenziare ulteriormente gli immobili appartenenti allo stesso gruppo (o categoria) catastale in quanto tiene conto della rifinitura, dell'ampiezza dei vani e della dotazione di servizi.

L'Agenzia delle Entrate - a seguito dell'incorporazione dell'Agenzia del territorio - mette a disposizione dei cittadini un servizio online di consultazione della rendita catastale di un'immobile; i dati necessari per eseguire la richiesta sono i seguenti:

  • codice fiscale;
  • provincia in cui si trova l'immobile;
  • identificativi catastali: sezione, foglio e mappale per gli immobili (fabbricati), particella per i terreni.

Residenza

La residenza, secondo il diritto italiano, è il luogo in cui la persona fissa la propria dimora abituale. Da non confendere con il domicilio – ovvero il luogo in cui si stabilisce la sede principale dei propri affari e interessi – può essere mutata liberamente: la libertà di fissare la residenza nel luogo che ciascuno ritenga più conveniente, difatto, è da ritenersi compresa nella libertà di circolazione e soggiorno, garantita dall'articolo 16 della Costituzione.

Secondo la giurisprudenza, la residenza è costituita essenzialmente da due elementi:

  • la permanenza della persona in un determinato luogo (oggettivo);
  • la volontarietà di tale permanenza, desumibile dalla condotta della persona (soggettivo).

Nel nostro paese, ai fini dell'iscrizione alle liste elettorali e di tutti gli altri benefici fiscali e legali, la residenza può essere riferita ad un solo Comune; fuori dall'Italia, invece, un cittadino può avere la residenza anche in più Paesi.

Gli stranieri, ossia le persone che non siano cittadini U.E., che vogliono ottenere la residenza in un comune italiano devono recarsi presso l'Ufficio dell'Anagrafe del comune nel quale dimorano provvisti di:

  • permesso di soggiorno;
  • passaporto.

Responsabilita' patrimoniale del debitore

Per responsabilità patrimoniale del debitore si intende la possibilità che il creditore possa espropriare di tutti i beni il debitore qualora questi venga meno al dovere di adempiere quanto dovuto (esecuzione forzata).

Il patrimonio del debitore, composto da tutti i beni presenti e futuri, è posto a garanzia del diritto del creditore di soddisfare i suoi crediti (diritto potestativo espropriativo). In pratica, il patrimonio del debitore garantisce i crediti: si tratta quindi di una forma generica di garanzia, distinta dalle cosiddette garanzie specifiche (reali o personali).

La responsabilità patrimoniale non può essere esclusa, ma semplicemente limitata (nei casi previsti dalla legge): ad esempio, non sono espropriabili nè i beni pubblici demaniali (o appartenenti al patrimonio indisponibile dello Stato e delle Regioni) nè quelli destinati allo svolgimento di funzioni pubbliche.

Qualora vi siano più creditori, questi hanno pari diritto di soddisfarsi sui beni del debitore, fatte salve le cause legittime di prelazione (pegno, ipoteca, privilegio): la posizione dei creditori nell'esecuzione forzata, quindi, è regolata dalla cosiddetta par condicio creditorum.

Responsabilita' per atto illecito

L'Art.2043 del c.c. definisce atto illecito un qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto; inoltre, attribuisce la responsabilità a colui che ha commesso il fatto e lo obbliga al risarcimento del danno.

In generale, quindi, l'atto illecito è determinato in base allo schema:

  • fatto: azione o omissione, quest'ultima rilevante solo se esiste uno specifico obbligo giuridico a compiere una azione poi "omessa", ovvero non compiuta;
  • colpevolezza: ai fini della responsabilità non interessa qualsiasi fatto umano ma solo quello determinato da dolo o colpa (negligenza, imprudenza o imperizia);
  • nesso di casualità: tra atto e danno deve esserci un legame di causa ed effetto, rilevante dal punto di vista giuridico;
  • danno antigiuridico: ingiustizia del danno intesa come "antigiuridicità" ovvero capacità di provocare la lesione di un diritto.

Gli articoli successivi (2044-2047) individuano le possibili eccezioni, escludendo la possibilità di attribuire la responsabilità se l'illecito è stato commesso:

  • per caso fortuito o per forza maggiore;
  • per legittima difesa di sè o di altri;
  • in stato di necessità;
  • da soggetto incapace di intendere e di volere.

In caso di assenza della responsabilità oggettiva, vi è la cosiddetta inversione dell'onere della prova: in altre parole, sarà compito del danneggiante dover dimostrare l'estraneità rispetto al danno. Inoltre, qualora l'illecito risultasse imputabile a più persone, queste sono tutte obbligate in solido al risarcimento del danno.

RID (Rapporto Interbancario Diretto)

Il rapporto interbancario diretto, o RID è un servizio di incasso crediti basato su un'autorizzazione continuativa conferita dal debitore alla propria banca di accettare gli ordini di addebito provenienti da un creditore.

Per autorizzare l'addebito e quindi creare la delega RID sul proprio conto corrente, il debitore può alternativamente:

  • rivolgersi alla propria banca e disporre personalmente l'autorizzazione;
  • sottoscrivere il modulo RID presso il creditore: quest'ultimo provvederà a trasmettere la richiesta di autorizzazione all'addebito.

Qualora il RID risulti funzionale al regolamento (addebito) di altre tipologie di servizi della stessa banca del debitore, non può essere revocato senza che venga estinto anche il servizio per il quale è stato predisposto.

Riduzione dell'ipoteca

La riduzione dell'ipoteca è possibile se il bene ipotecato risulta di valore molto maggiore rispetto al credito garantito; più precisamente, in base a quanto stabilito dall'Art. 2875 del c.c., quando il valore del bene oggetto di garanzia è superiore ad un terzo dell'importo dei crediti iscritti (interessi inclusi).

La riduzione della somma per la quale è stata presa l'iscrizione o la riduzione dell'iscrizione ad una parte soltanto dei beni garantiti è richiedibile dall'interessato – nonostante il principio di indivisibilità comune alle forme di garanzia reale (v. pegno) – quando:

  • il creditore lo consente rinunciando parzialmente al diritto (riduzione convenzionale);
  • interviene una sentenza passata in giudicato, pronunciata a seguito di azione di riduzione promossa dagli interessati (debitore, terzo acquirente, terzo datore, creditore successivamente iscritto), attuando difatto una riduzione giudiziale.

Peraltro, per avere effetto rispetto ai terzi, la riduzione deve essere annotata in margine all'iscrizione.

Vi sono dei casi nei quali non è possibile richiedere la riduzione: l'Art.2873 comma 1 del codice civile stabilisce che non si può procedere alla riduzione quando la somma è stata determinata per convenzione o per sentenza. Tuttavia, l'Art.2874 afferma quanto segue:

"Le ipoteche legali e le ipoteche giudiziali devono ridursi su domanda degli interessati, se i beni compresi nell'iscrizione hanno un valore che eccede la cautela da somministrarsi o se la somma determinata dal creditore nell'iscrizione eccede di un quinto quella che l'autorità giudiziaria dichiara dovuta."

Rinegoziazione del mutuo

La rinegoziazione del mutuo è un operazione che consente al mutuatario di modificare le condizioni mutuo in essere, divenute in genere poco vantaggiose, con altre più favorevoli. Negli anni, infatti, può accadere che le condizioni finanziarie di chi ha sottoscritto un mutuo possano cambiare e nasca l'esigenza di rimodulare le rate del mutuo in maniera differente: la rinegoziazione rappresenta una delle soluzioni al problema, nonchè uno dei modi per realizzare il nuovo obiettivo.

In termini pratici, per rinegoziare il proprio mutuo è sufficiente presentare una richiesta alla propria banca: una volta analizzate le necessità del cliente, l'istituto potrà modificare le condizioni contrattuali vigenti in base alle nuove esigenze (ad es. potrebbe essere cambiato il reddito del mutuatario oppure il numero dei componenti del nucleo famigliare).

La rinegoziazione del mutuo, tra le altre tante possibilità, consente al cliente di trasformare un mutuo a tasso variabile in uno a tasso fisso (o viceversa), ridurre lo spread applicato oppure variare la durata del mutuo, aumentando o dimunuendo il numero degli anni previsti per completare il rimborso della somma erogata dalla banca: per esempio, il passaggio da un mutuo ventennale ad uno trentennale determinerà la diminuzione immediata dell'importo periodico da corrispondere all'istituto.

Per concludere, occorre ricordare che la rinegoziazione del mutuo non comporta spese per il cliente: non è infatti richiesta la presenza di un notaio (o di un pubblico ufficiale abilitato) in quanto è sufficiente un accordo scritto tra l'istituto di credito e il mutuatario per "certificare" le nuove condizioni; tuttavia, la banca non è obbligata a concedere la rinegoziazione al mutuatario a meno di clausole che lo specifichino.

Risoluzione del contratto

La risoluzione del contratto è una delle cause di estinzione del contratto. Si è soliti distinguere la risoluzione volontaria (o negoziale), quando le parti di comune accordo decidono di sciogliersi dai vincoli contrattuali, dalla risoluzione legale, quando nel corso del rapporto sorgono particolari problemi tra le parti tali da impedire la corretta e conveniente prosecuzione del rapporto.

Ristrutturazione

Con il termine ristrutturazione si fa riferimento a tutti gli interventi rivolti a trasformare gli edifici (organismi edilizi) mediante un insieme sistematico di opere: prevedono dunque il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell'edificio, l'eliminazione, la modifica e l'inserimento di nuovi elementi ed impianti. In generale, quindi, non sono classificabili nè come opere di manutenzione, ordinaria o straordinaria, nè di restauro conservativo; peraltro, in tale definizione sono inclusi gli interventi di revisione integrale di un edificio esistente con la possibilità di variazione di forma, sagoma, volume, superficie e anche destinazione d'uso, oltre alle opere di demolizione e ricostruzione integrale.

Gli interventi di ristrutturazione sono subordinati a concessione edilizia: possono essere autorizzati o con il Permesso di Costruire o con una semplice dichiarazione di inizio attività (DIA)

Rogito notarile

Il rogito notarile, o atto di compravendita, è il contratto con il quale il venditore trasferisce al promissario acquirente la proprietà dell'immobile dietro la corresponsione del prezzo pattuito.

In particolare, la stipula dell'atto di compravendita avviene davanti ad un notaio alla presenza di entrambe le parti, venditore e promissario acquirente, ed è redatto in forma pubblica per garantire l'identità delle parti, la legalità dell'atto e la veridicità di quanto in esso dichiarato. Al notaio spettano i controlli formali sull'esistenza di iscrizioni pregiudizievoli (ipoteche o altri vincoli), sulla continuità delle trascrizioni oltre al rispetto delle norme edilizie, l'esistenza della certificazione energetica dell'immobile e la conformità del rogito con gli atti precedenti (ad es., il preliminare di compravendita), oltre alla registrazione dell'atto nei Registri Immobiliari.

Infine, il rogito deve riportare il prezzo corrisposto e le relative spese sostenute con la specifica dei mezzi di pagamento utilizzati.

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