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Glossario Mutui - U

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Di seguito i termini del glossario mutui che iniziano con la lettera U:

Uso

L'uso è un diritto reale di godimento su cosa altrui, dal contenuto più limitato rispetto all'usufrutto: il titolare (usuario), infatti, può servirsi di essa – se fruttifera, può anche raccogliere i frutti – nel limite di quanto occorre a soddisfare i suoi bisogni e quelli della sua famiglia.

Dato il carattere personale, il diritto d'uso non può essere ceduto; pertanto:

  • il bene non può essere concesso in locazione o in godimento a terzi;
  • il diritto non può formare oggetto di disposizione testamentaria.

L'estinzione del diritto avviene alla morte del titolare.

Usucapione

Usucapione, in diritto, è un modo di acquisto della proprietà di una cosa (o di altro diritto reale di godimento sulla cosa) mediante il possesso "pacifico", ovvero non violento e ininterrotto, di questa per un periodo di tempo stabilito dalla legge. Può accadere, infatti, che un bene abbia per anni un possessore "non proprietario" e un proprietario "non possessore": quando tale situazione si protrae nel tempo, la legge stabilisce che il proprietario perde il diritto di proprietà a favore del possessore ("prescrizione acquisitiva").

Agli effetti dell'usucapione è irrilevante che il possesso sia di buona o di mala fede: questa circostanza, infatti, influisce esclusivamente sulla durata necessaria ad ottenere il diritto di proprietà. Tuttavia, occorre che il possesso sia goduto "alla luce del sole": se il possesso è stato conseguito con violenza o in modo clandestino, il tempo utile per l'usucapione comincia a decorrere solo da quando sia cessata la violenza o la clandestinità.

L'istituzione dell'usucapione nasce dall'esigenza di ordine generale di eliminare le situazioni di incertezza circa l'appartenenza dei beni: una consolidata situazione di fatto, come il possesso di un bene protratto per un certo tempo, è quindi considerata modo di acquisto della proprietà.

Nel vigente Codice Civile Italiano, la disciplina dell'usucapione è stata separata da quella della prescrizione – pur rimanendo, nelle sue linee essenziali, identica a quella del codice del 1865. La differenza principale risiede nella riduzione da 30 a 20 anni del tempo necessario a usucapire la proprietà dei beni immobili e degli altri diritti reali su essi; termine, quest'ultimo, ridotto a 10 anni per l'usucapione degli stessi beni, quando l'acquisto sia stato effettuato in buona fede da chi non è proprietario in forza di un titolo idoneo a trasferire la proprietà, e che sia stato debitamente trascritto. Sempre in 10 anni è fissato il periodo necessario all'acquisizione della proprietà dei beni mobili e degli altri diritti reali di godimento sui beni medesimi; occorrono 20 anni, tuttavia, se il possessore è in mala fede. In 3 anni, infine, si acquista la proprietà di beni mobili iscritti in pubblici registri, quando l'acquisto sia stato fatto in buona fede e sia stato debitamente trascritto.

Usufrutto

L'usufrutto, o per meglio dire il diritto di usufrutto, è definito nel linguaggio giuridico come il diritto reale di godere della cosa altrui (immobile o mobile, comprese tutte le accessioni della medesima) e di trarne ogni utilità, nel rispetto della sua destinazione economica e salvo le limitazioni imposte dalla legge. È possibile distinguere tra usufrutto legale, costituito per legge (ad esempio: usufrutto sui beni del minore a favore dei genitori esercenti la potestà), e usufrutto volontario, costituito per volontà personale.

Tradizionalmente qualificato come servitù personale, è un diritto temporaneo che si estingue per morte dell'usufruttuario (o dopo 30 anni se attribuito a una persona giuridica) e non può essere ceduto ad altri; è possibile, infatti, cedere il solo esercizio del diritto.

L'usufruttuario, quindi, ha diritto di conseguire il possesso dei beni ma, al termine dell'usufrutto, dovrà restituire la cosa al proprietario nello stato in cui si trovava quando l'ha ricevuta, salvo il deterioramento derivante dall'uso; tuttavia, se oggetto del diritto sono cose consumabili o fungibili (in questi casi si parla di "quasi-usufrutto"), dovrà rendere il loro equivalente in quantità e qualità. Inoltre, vale il principio per il quale l'abuso fa perdere il diritto del quale si è abusato: in particolare, gli abusi nei quali si incorre alienando i beni (o deteriorandoli o lasciandoli perire) può comportare l'estinzione anticipata del diritto.

Le facoltà dell'usufruttuario hanno un'ampia estensione, seppur limitata dalla nuda proprietà; la separazione di usufrutto e nuda proprietà, infatti, è uno schema comune nella vendita di immobili: nonostante l'intestatario dell'immobile sia certo della nuda proprietà, potrebbe essere privato dell'usufrutto qualora decidesse di non esercitare i diritti ad esso legati (come la domiciliazione o l'affitto).

Usura

L'usura è un reato contro il patrimonio commesso da chi sfrutta il bisogno di denaro di un altro individuo, concedendo un prestito e chiedendone la restituzione a un tasso d'interesse superiore al cosiddetto "tasso soglia" consentito dalla legge. Il Testo Unico Bancario sancisce che il tasso di interesse massimo oltre al quale un prestito viene definito usurario è stabilito dall'Ufficio Italiano Cambi (UIC) della Banca d'Italia: in particolare, viene calcolato aumentando del 50% il tasso effettivo globale medio (TEGM) relativo ai vari tipi di operazioni creditizie, rilevato ogni tre mesi dal Ministero del Tesoro e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

Il reato di usura è previsto e punito dall'articolo 644 del Codice penale, così come stabilito dalla Legge 108/1996 introdotta dal Parlamento Italiano per meglio definire il reato e inasprire le pene per chi lo commette, prevedendo anche il sequestro e la confisca dei beni dell'usuraio. Occorre aggiungere che vengono considerati usurari, nonostante siano inferiori al limite stabilito, quei tassi di interesse che risultano comunque sproporzionati rispetto alla prestazione di denaro o di altra utilità, quando il debitore si trova in condizione di difficoltà economica o finanziaria.

Per il trimestre gennaio-marzo 2014, le soglie per i tassi di interesse applicati ai mutui ipotecari sono:

  • per i mutui a tasso fisso: 10,3875%;
  • per i mutui a tasso variabile: 8,7625%.
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