Variabile? Solo sotto i 15 anni

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Il Sole 24 Ore

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Difficile fare previsioni sulla convenienza di un tasso fisso o variabile per accendere un mutuo quando l’orizzonte temporale è così lungo. A complicare la faccenda il fatto che viviamo un’epoca straordinaria per la politica monetaria con i tassi della Bce a zero. Detto questo il primo punto di osservazione è il tasso Euribor, ovvero il saggio utilizzato dalle banche per scambiarsi il denaro: è il parametro di riferimento per mutui a tasso variabile. Per il tasso fisso l’ancoraggio è invece all’Irs (il tasso degli swap tra banche per la copertura del rischio sugli interessi ). «Le aspettative di variazioni dell’Euribor fanno muovere l’Irs - spiega Stefano Rossini, amministratore delegato MutuiSupermarket. it -. Il fatto che quest’ultimo sia risalito dai minimi del 2016 significa che in prospettiva i tassi sono destinati a salire ma la dinamica è molto lenta».

L’Euribor a tre mesi resta ancora ampiamente sotto lo zero (mentre l’Irs a 20 anni si muove intorno all’ 1,4%) e questo rende convenienti i mutui a tasso variabile anche se lo spread, rispetto al fisso, è superiore. Ma quanto potrà durare questo livello eccezionalmente basso? «Per capire le evoluzioni - aggiunge Rossini - guardiamo i futures sull’Euribor a tre mesi quotati al mercato Liffe di Londra. Tra 5 anni si stima un Euribor attorno all’1,25%. Dovrebbe tornare sopra la soglia dello zero all’inizio del 2020. Resterà ancora in negativo per oltre un anno e supererà l’1% solo durante l’anno 2022 con un progressione lenta». Bisognerà capire come evolverà la politica monetaria a partire dalla scadenza del quantitative easing della Bce a settembre. L’istituto di Francoforte prima o poi dovrà mettere mano anche ai tassi soprattutto se perdura l’attuale fase di congiuntura economica favorevole con le prospettive di crescita del Pil superiori al 2% quest’anno per l’intera eurozona.

Se lo scenario resta quello anticipato dal future sull’Euribor, «per un mutuo di durata tra 10 e 15 anni - continua Rossini - resta ancora valida l’opzione variabile che permette di avere una rata inferiore ancora un per un lasso di tempo significativo concentrando poi il pagamento degli interessi nei prossimi 5-7 anni». Oltre l’orizzonte dei 15 anni il fisso resta la soluzione migliore anche perché, conclude Rossini, «le banche non hanno ancora aggiornato a oggi i tassi di stipula nonostante i rialzi dell’indice Irs e oggi si paga uno spread molto contenuto, anche inferiore ai 10 punti base mentre per l’Euribor lo spread è sceso intorno ai 70-80 punti base».

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