BCE e tassi: cosa si prevede per la riunione del 19 marzo?

previsioni tassi bce 19 marzo 2026

Negli ultimi dieci giorni i mercati finanziari hanno vissuto una di quelle fasi in cui guardare la curva delle previsioni sull’Euribor genera suspense costante: tutto cambia nel giro di ore, e chi aveva scommesso su uno scenario si ritrova a dover correggere la rotta prima ancora di aver finito di scriverlo.

Al centro di tutto c’è la guerra in Iran, scoppiata a fine febbraio, e le sue ripercussioni sui mercati energetici europei. Il petrolio ha toccato quasi 120 dollari al barile lunedì 9 marzo – livelli che non si vedevano dalla metà del 2022 – per poi scendere bruscamente nelle ore successive, dopo che Trump aveva dichiarato il conflitto “praticamente concluso”. Poi, ieri, l’Iran ha rafforzato i propri sforzi nello stretto di Hormuz, e la tensione è risalita di nuovo.

Cosa è successo all’Euribor

In questo contesto, l’Euribor ha rispecchiato fedelmente la volatilità geopolitica. La curva dei futures, che fino a poche settimane fa disegnava una traiettoria di stabilità sostanziale ancora per almeno un anno, e poi una graduale risalita dei tassi – con un punto di arrivo intorno al 2,73% – ha subito una brusca impennata: nelle ore più calde della settimana, il mercato stava prezzando addirittura due rialzi da parte della BCE entro fine anno. Un’ipotesi poi rapidamente ridimensionata. Oggi l’Euribor si attesta intorno al 2,14%, ma la lettura della curva a medio-lungo termine non si discosta significativamente dagli scenari precedenti alla crisi: il punto di arrivo dell’indice da qui a 5 anni non sembra destinato a spostarsi granché.

Il dato più rilevante, però, non è il numero in sé: è la velocità con cui quel numero cambia. E questo ci porta direttamente alla BCE.

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Elaborazione MutuiSupermarket su dati dalle quoazioni dei Futures sull’Euribor 3 mesi scambiati sul Mercato Liffe di Londra.

Perché la BCE probabilmente non farà nulla il 19 marzo

La riunione del Consiglio Direttivo è fissata per il 19 marzo, e le attese sono unanimi: nessuna modifica ai tassi. Non perché la BCE sia indifferente a quello che sta succedendo, ma precisamente per il motivo opposto.

Christine Lagarde lo ha detto senza mezzi termini il 10 marzo, come riporta Bloomberg: “C’è un grado di incertezza e volatilità assolutamente sorprendente, che non ha equivalenti nel 2022.” E ancora: “Non ci precipiteremo in una decisione perché c’è troppa incertezza, troppa volatilità.”

È la stessa logica che ha guidato la BCE negli ultimi anni: decisioni ancorate ai dati, non alle previsioni. In uno scenario in cui i dati cambiano di ora in ora – il prezzo del petrolio, le aspettative di inflazione, le mosse diplomatiche – prendere una decisione di politica monetaria sarebbe non solo prematuro, ma potenzialmente controproducente.

Va anche ricordato che la situazione di partenza è diversa dal 2022. L’inflazione nell’area euro era tornata al target del 2% prima dello scoppio del conflitto. L’economia, pur fragile, non presenta la stessa pressione dalla domanda che caratterizzava la fase post-Covid. Uno shock energetico puro, senza domanda a surriscaldare i prezzi, non si combatte con gli stessi strumenti.

Cosa aspettarsi, allora

La riunione del 19 marzo sarà comunque importante. La BCE presenterà le nuove previsioni trimestrali – che potrebbero già includere scenari alternativi legati alla crisi mediorientale – e Lagarde avrà l’occasione di comunicare ufficialmente la posizione dell’istituto davanti ai mercati. Un messaggio di calma e attendismo, in questo momento, vale quanto un taglio.

Per la riunione successiva, la situazione potrebbe essere diversa: se il conflitto dovesse stabilizzarsi e i dati sull’inflazione segnalare pressioni reali e durature, una mossa diventerebbe plausibile. Tuttavia, non scontata.

Cosa significa per i mutui

Per chi ha un mutuo a tasso variabile, la volatilità di questi giorni non si traduce automaticamente in un aumento della rata il mese prossimo. L’Euribor che conta per il calcolo della rata è la media mensile, non il valore giornaliero: oscillazioni anche significative nel breve periodo possono attenuarsi, o addirittura neutralizzarsi, nell’arco del mese.

Se un rialzo delle rate dovesse comunque materializzarsi, l’impatto riguarderebbe essenzialmente i mutui variabili: il tasso fisso, che incorpora aspettative di lungo periodo, non dovrebbe risentire di uno shock che i mercati considerano per ora circoscritto nel tempo. È però lecito aspettarsi che questa fase acceleri il ritorno verso il fisso, erodendo quel po’ di terreno che il variabile aveva riguadagnato nel corso del 2025. Del tutto comprensibile: in momenti di alta incertezza, dormire sonni tranquilli ha un valore.

Chi ha già un variabile con un capitale residuo significativo può valutare una surroga verso il fisso — è la mossa più diretta per uscire dall’equazione. Chi invece sta per stipulare un nuovo mutuo ha un motivo in più per muoversi adesso: la crisi in corso non ha fermato le promozioni primaverili delle banche, e alcune di queste garantiscono il tasso con condizioni bloccate fino alla data di stipula — il che significa che anche se la crisi dovesse protrarsi e arrivare a toccare l’IRS, il tasso che hai visto oggi è quello che trovi al rogito. Il nostro consiglio è di cercare proprio queste offerte: BPER garantisce le condizioni a chi stipula entro fine maggio, Banco BPM le ha estese fino a fine giugno, Credit Agricole arriva fino al 30 settembre. Se stai comparando le offerte su MutuiSupermarket, trovi già questo dettaglio nelle schede prodotto — vale la pena guardarlo con attenzione quanto il tasso stesso.

Banca

Rata

TAN

TAEG

Crédit Agricole

   634,43 €

2,59%

2,79%

BPER

   653,02 €

2,85%

3,06%

Banco BPM

   671,20 €

3,10%

3,35%

Simulazione rata mensile – mutuo fisso 25 anni, € 140.000 su € 220.000, acquisto prima casa (classe energetica A). Offerte con condizioni garantite.

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