Banca d’Italia, primo trimestre 2026: l’erogato mutui cala ma non è un segnale di crisi

I dati Banca d’Italia della rilevazione Banche e Moneta mostrano per il primo trimestre 2026 un erogato complessivo di mutui in calo del 2,1% rispetto allo stesso periodo del 2025. Preso da solo, il numero racconterebbe una storia di rallentamento. Scomposto per finalità, racconta invece una storia diversa e più interessante.
Cosa cresce, cosa cala
L’erogato per finalità acquisto cresce del 6,6% su base annua. Anche le sostituzioni, voce marginale nel totale, segnano un +4,2%. A trascinare in basso il dato aggregato è una sola componente: le surroghe, crollate da 1,62 miliardi di euro nel primo trimestre 2025 a 594 milioni nel primo trimestre 2026, un calo del 63,4% che nessun’altra finalità è in grado di compensare.
Non è un fenomeno improvviso: già nel quarto trimestre 2025 le surroghe avevano segnato un -49,9% su base annua, e il trend si è semplicemente accentuato nei primi tre mesi del 2026.
La causa è nel costo del fisso
La spiegazione è quasi meccanica, e si legge nell’andamento del TEGM medio a tasso fisso. Dopo aver toccato il minimo nel terzo trimestre 2024, al 3,39%, il tasso medio è tornato a salire trimestre dopo trimestre fino a raggiungere il 4,21% nel primo trimestre 2026. Specularmente, il TEGM medio a tasso variabile è sceso nello stesso periodo dal 5,21% al 4,07% – le due curve si sono quasi incrociate, anche se questo aspetto incide poco sulla dinamica della surroga, che riguarda tipicamente la conversione verso il fisso.
Dati: Banca d’Italia
Continua il restringimento progressivo del bacino di chi ha ancora convenienza a surrogare il proprio mutuo. Chi aveva sottoscritto un fisso nei mesi di tassi più alti del 2022-2023 ha già colto l’occasione nei trimestri scorsi; chi resta ha mutui più recenti o condizioni meno migliorabili. È una dinamica fisiologica di esaurimento, che rivela poco rispetto alla fiducia verso il credito degli italiani.
Un mercato meno speculativo, più orientato al bisogno
Ad aiutarci a spiegare il segno più osservato sui mutui acquisto sono invece i dati della Bussola Mutui CRIF-MutuiSupermarket. Le compravendite con finalità prima casa sono salite al 72,7% nel primo trimestre 2026, in crescita rispetto al 71,8% del trimestre precedente. La quota di compravendite che ricorre al mutuo è passata dal 45% al 47,8% nello stesso periodo.
Il quadro che ne emerge è quello di un mercato che si sta ricomponendo sempre più attorno alla sua funzione primaria. La stagione delle surroghe aveva gonfiato artificialmente i volumi complessivi negli ultimi due anni – tassi in discesa, rincorsa alla rinegoziazione, un fenomeno che per sua natura si esaurisce non appena le condizioni smettono di essere favorevoli. Quello che resta, e che anzi cresce, è la domanda di chi compra casa per viverci: un bisogno che non si scoraggia facilmente, né per tassi meno generosi rispetto agli anni d’oro recenti né per un contesto internazionale che invita prudenza sugli impegni finanziari di lungo periodo.
La battuta d’arresto non è diventata un trend
Vale la pena ricordare che il quarto trimestre 2025 aveva chiuso con un calo dell’erogato totale dell’8,5% su base annua – un dato che avrebbe potuto far temere l’inizio di una fase più seria di contrazione. Il primo trimestre 2026, con il suo -2,1%, mostra invece un mercato che attenua la frenata. Non è un rimbalzo, ma è la conferma che la componente strutturale del mercato – gli acquisti per necessità abitativa – continua a tenere, e anzi guadagna terreno, mentre la componente più legata all’opportunità finanziaria si normalizza.