Sogno prima casa? Accendere un mutuo per realizzarlo

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Sogno prima casa? Accendere un mutuo per realizzarlo

Tra i passi più importanti della vita degli italiani c’è sicuramente l’acquisto della prima casa, che porta con sé grande entusiasmo e molte aspettative per il futuro. Possono essere messe sullo sfondo le comprensibili preoccupazioni che accompagnano la percezione degli italiani intorno al tema del mattone. 

Quando ci si trova nella situazione di dover sostenere l’acquisto di un’immobile la soluzione è quella di ricorrere ad un mutuo. E i mutui non sono mai stati così convenienti: sono infatti tempi felici per chi decide di stipulare un mutuo oggi. Il mercato ci sta abituando a continue sorprese. 

Tanto sui fissi quanto sulle offerte a tasso variabile, il mese di giugno ci regala delle novità interessanti.

Questa fase è singolare, perché mentre ci si aspettava che i tassi globali sarebbero saliti da quest’anno, sta accadendo l’esatto contrario. 

Il merito è della politica di Mario Draghi e della decisione di tagliare i tassi sui depositi di ulteriori 10 punti base. Il cambio di marcia della Bce, che ha spalancato le porte ad un nuovo taglio del costo del denaro e a un nuovo quantitative easing, può sicuramente mettere di buonumore i futuri mutuatari e i detentori di mutui. 

L’obiettivo del presidente della BCE è mantenere l’inflazione europea intorno al 2% per stimolare le economie nazionali.

Allora la domanda viene da sé: perché i tassi scendono? I motivi per cui i tassi d’interesse sui mutui calano sono vari. Vediamoli nel dettaglio.

Il clima economico di rinnovata fiducia ha fatto sì che il costo medio del mutuo a tasso fisso a giugno sia sceso all'1,68%, il più basso di tutti i tempi. Quello che sta accadendo è che gli indici Eurirs, che stabiliscono la rata fissa il giorno della stipula, hanno ritoccato al ribasso i precedenti minimi. Minimo storico anche per l'Euribor a un mese, cioè l'indice mensile del tasso variabile, che cala ulteriormente.

Secondo gli analisti, al 90% la BCE taglierà il tasso d’interesse sui depositi entro la fine dell’anno. Previsto un taglio di almeno 10 punti base, che porterebbe il tasso dall’attuale -0,4%, già minimo storico, a -0,5% o addirittura -0,6%. Il vantaggio sarà tutto per chi ha il tasso variabile, che vedrà scendere ulteriormente il tasso d’interesse sulla rata mensile.

Questo trend è ben visto dalle banche che tuttavia potrebbero cambiare le carte in tavola e decidere di vanificare, aumentando lo spread, l’effetto della riduzione dei tassi di mercato, gli indici Eurirs per i mutui a tasso fisso ed Euribor per i mutui variabili.

L’effetto Draghi, combinato con l’effetto-Fed, la banca centrale americana che ha cambiato orientamento e si appresta a tagliare i tassi per stimolare nuovamente l’economia, comporterà un risparmio di circa 300 euro l’anno per chi stipula un mutuo oggi anziché a gennaio. 

In prospettiva, entro fine anno il risparmio dovrebbe riguardare anche la categoria dei “vecchi mutuatari” rimasti fedeli al tasso variabile. Se la Bce ridurrà il tasso sui depositi di 10 punti base, la rata di un prestito ipotecario medio di 130 mila euro dovrebbe scendere, a seconda della durata residua, tra i 7 e i 10 euro. Cifre da raddoppiare se la Bce taglierà, e non è affatto da escludere, il tasso di 20 punti base.

Quale è la scelta giusta? E’ meglio il tasso fisso o il tasso variabile? La risposta non è assoluta. Molti italiani preferiscono richiedere un mutuo a tasso fisso perché garantisce solitamente una maggiore stabilità in relazione alla rata da sostenere mensilmente, che viene predeterminata nel suo ammontare.

I dati sono incontestabili: il 90% dei mutui erogati negli ultimi anni è a tasso fisso; il restante 10% viene diviso tra mutuo a tasso variabile, tasso variabile con CAP, quando il tasso di interesse non può salire oltre un determinato valore, e misto.

Il mutuo a tasso variabile è probabilmente la tipologia di finanziamento nel lungo termine più conveniente dal punto di vista economico. Gran parte degli interessi, infatti, vengono ripagati nei primissimi anni di mutuo: con tassi così bassi, è possibile risparmiare alcune migliaia di euro da destinare ad altre spese.

Ma occorre fare attenzione. Se è vero che la politica monetaria accomodante degli ultimi anni sta spingendo al ribasso i tassi d’interesse sui mutui, in particolare di quelli a tasso variabile, non va dimenticato che il mutuo sulla casa ha durata ventennale o trentennale. In un lasso di tempo così ampio, le politiche monetarie ed economiche cambiano per adattarsi ai cicli economici.

In pratica, quello che non si paga oggi con il tasso variabile, si potrebbe pagare tra 10 anni a causa di un significativo mutamento dello scenario economico nazionale ed internazionale. 

Per fortuna, quando i tassi torneranno a salire, e con essi la rata mensile, si può sempre optare per la surroga. Oppure qualche mutuatario inizierà a chiedersi se abbia avuto davvero molto senso correre negli ultimi anni a ripararsi sotto il fisso e potrebbe surrogare.

Paura del futuro? Sicuramente lo scenario economico è ancora negativo e i rischi non si sono attenuati. E le incertezze politiche gravano sulle aspettative delle famiglie, che invece di comprare casa, nonostante le condizioni estremamente vantaggiose, potrebbero prendersi una pausa di riflessione.

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