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Mutui, nell’era dei tassi bassi cresce la domanda

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Mutui, nell’era dei tassi bassi cresce la domanda
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Da quando la BCE ha lanciato il programma volto a una politica monetaria espansiva, basata su livelli bassi del costo del denaro, uno dei settori che ne ha beneficiato di più è stato quello dei mutui. Da inizio anno è aumentato il numero dei contratti stipulati, sia come nuove operazioni, sia come rinegoziazioni di quelli in corso (surroghe) e i mutuatari che avevano optato per formule a tasso variabile si sono visti applicare condizioni addirittura inferiori allo spread visto il livello negativo dell'Euribor. Mentre in passato era il tasso variabile la scelta più seguita, in questi ultimi mesi è stato il fisso a farla da padrone, vista la ridotta differenza tra lo spread applicato sul tasso variabile e il tasso fisso finito (spread + IRS), differenza talmente bassa da premiare la possibilità di avere una spesa certa per tutta la durata dell'ammortamento. Addirittura, il mutuo a tasso fisso ha rotto (al ribasso) la barriera dell’1,5 per cento. Alcuni istituti offrono mutui con un Tan (Tasso annuo nominale, a cui poi aggiungere eventuali altri costi per arrivare al Taeg) sotto questa soglia. Ovviamente le offerte più aggressive riguardano anche le durate più basse (10 anni) per il semplice fatto che gli indici Irs (dal cui andamento dipende a quale tasso verrà fissato il mutuo nel giorno della stipula) sono più bassi in proporzione alla durata.

A trarne vantaggio è proprio la domanda di mutui, che nei primi nove mesi del 2016 confermano un buon consolidamento, in atto ormai da tre anni: le richieste di nuovi mutui e surroghe da parte delle famiglie italiane hanno fatto registrare un +11,6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. È stata così superata la flessione evidenziata a giugno-luglio, anche se, nello specifico, settembre ha visto un aumento più moderato, pari al 6% rispetto allo stesso mese del 2015. La ripresa della domanda di mutui verso i volumi pre-crisi è decisamente rinforzata dai bassi tassi di interesse applicati e dalle condizioni del mercato immobiliare, che seguitano a mantenersi appetibili.

Quanto all’importo medio richiesto, gli italiani negli ultimi anni si sono orientati verso importi più contenuti, per ridurre il più possibile l’impatto della rata sul reddito familiare: l’ultima rilevazione del Barometro Crif evidenzia, infatti, che a settembre il valore medio richiesto si è attestato a 122.945 euro (+2% rispetto a settembre 2015, quando era risultato pari a 120.525 euro). Nel complesso, quasi quattro domande su cinque (il 77,8%) presentano un importo inferiore ai 150 mila euro. E la durata compresa tra i 16 e i 20 anni è la preferita dalle famiglie, con una quota pari al 23,8%, seguita a ruota dalla fascia tra i 21 e i 25 anni, con il 20,7%. Osservando, infine, la distribuzione della domanda di mutui in relazione all’età del richiedente, emerge una maggiore concentrazione nella fascia compresa tra i 35 e i 44 anni, con una quota pari al 36%. Complessivamente, circa due terzi delle richieste sono state presentate da under 44.

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