Mutui: le novità di gennaio 2026

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IRS in salita, ma con qualche segnale di raffreddamento

Gennaio si apre in continuità con quanto visto a fine 2025, soprattutto sul fronte dei mutui a tasso fisso. Tra novembre e dicembre l’IRS a 20 anni è salito di circa 20 punti base, passando da una media di 3,01% a 3,21%. Nelle prime settimane del nuovo anno la tendenza si è confermata: a inizio gennaio sono stati toccati picchi intorno al 3,26%, anche se nelle ultime rilevazioni il valore si è leggermente ridimensionato a 3,19%. La media mensile resta però, per ora, più elevata e si colloca attorno al 3,25%.

Le banche recepiscono gli aumenti dei tassi di mercato

Alla luce di questo scenario, molte banche hanno aggiornato le proprie condizioni. Inevitabile l’effetto diretto sulle banche che calcolano i propri tassi come IRS + spread, ma non si tratta degli unici ritocchi al rialzo. È il caso di Intesa Sanpaolo, che ha rivisto i tassi su tutti i prodotti, con incrementi compresi tra 16 e 18 punti base. L’aumento più consistente riguarda le durate a 20 anni, in linea con il movimento dell’IRS.

Chi taglia sui fissi e sui variabili

Non mancano però le eccezioni. Mediobanca Premier, tramite il marchio CheBanca!, ha scelto di contenere l’impatto degli aumenti di mercato, applicando una riduzione di 20 punti base sui mutui a tasso fisso. Una strategia che va in controtendenza rispetto alla maggior parte degli operatori.

Sul fronte dei mutui a tasso variabile, l’Euribor resta stabile anche a gennaio, attestandosi attorno al 2%. Qualche novità arriva però dalle politiche commerciali: Banco BPM e la banca online del gruppo, Webank, hanno ridotto di 0,15 punti percentuali i tassi su tutti i mutui variabili e variabili con cap.

Nuove soglie TEGM per i mutui Consap

Aggiornamenti rilevanti anche per i mutui garantiti dal Fondo Consap. Le soglie TEGM entro cui le banche devono rientrare per poter commercializzare questi prodotti sono state adeguate agli attuali livelli dei tassi – in particolare, la soglia per il tasso fisso è salita in modo significativo. A dicembre 2025 i limiti erano pari a 3,76% per il tasso fisso e 4,40% per il variabile; a gennaio 2026 passano rispettivamente a 4,20% e 4,37%.

Si tratta di un aggiustamento coerente con il mercato che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe ampliare il numero di offerte disponibili per chi possiede i requisiti per accedere al fondo statale.

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