Mutui 2026: cosa aspettarsi dopo la fine dei tagli BCE

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Dopo il quarto incontro consecutivo del Consiglio Direttivo della BCE ad aver lasciato i tassi intoccati, lo scenario che si delinea per il futuro inizia a prendere contorni che – al netto di colpi di scena – appaiono piuttosto definiti. La prima (ragionevole) certezza del 2026 è non ci si attende un ritorno a politiche monetarie più accomodanti. Se la BCE dovesse tornare a intervenire in futuro, lo farebbe verosimilmente in senso restrittivo.

In questo contesto, il mercato dei mutui si prepara a entrare in una fase diversa da quella degli ultimi anni: meno movimento sui tassi, più attenzione alle scelte individuali.

Uno scenario di stabilità, non di ribassi

Dopo il forte allentamento monetario della prima metà del 2025, il mercato si sta assestando su un nuovo equilibrio. Nel 2026 i mutui sono destinati a muoversi nell’attuale assetto, senza scossoni ma anche senza ulteriori benefici automatici per chi attende nuovi ribassi

Non si tratta di un ritorno ai livelli pre-2022, ma di una fase di normalizzazione: i tassi restano più alti rispetto al passato recente, tra 2024 e inizio 2025, ma più prevedibili rispetto agli anni della stretta.

Perché il variabile resta più conveniente

In questo scenario, il differenziale tra tasso fisso e variabile è destinato a restare ampio anche nel 2026.

A dicembre 2025 l’IRS a 20 anni – parametro di riferimento dei mutui a tasso fisso – si attesta al 3,16%, in netto rialzo rispetto ai minimi del 2024.
L’Euribor, invece, rimane vicino ai livelli più bassi dell’anno, con una media mensile del 2,06%

Il risultato è che, a parità di condizioni, il variabile continua a costare meno del fisso:
su un mutuo da 140.000 euro, il risparmio annuo stimato è di almeno 440 euro.

Una dinamica che, in assenza di nuovi tagli BCE, difficilmente si invertirà nel corso del 2026.

Il “trauma tassi” e la lentezza del cambiamento

Nonostante questa convenienza, la preferenza delle famiglie italiane resta fortemente orientata verso il tasso fisso. Tuttavia, come abbiamo già raccontato, nella seconda metà del 2025 il tasso variabile è tornato a rappresentare circa il 4% della domanda online, dopo essere rimasto sotto l’1% fino a metà anno. Questo lento riavvicinamento, probabilmente è destinato a proseguire gradualmente anche nel 2026, ma molto dipenderà anche dalla volontà degli istituti bancari.

Cosa ci dice l’offerta attuale guardando al 2026

Le strategie degli istituti di credito offrono già qualche indicazione sul prossimo anno.
Molte banche continuano a sostenere il tasso fisso con iniziative promozionali, per contenere l’impatto della risalita dell’IRS: il caso più recente è quello di Credem, e dell’offerta sul fisso partita a metà dicembre, a cui però si accompagna anche un taglio degli spread sul variabile.

Se gli istituti bancari continueranno a scommettere sulla schiacciante predilezione per il fisso degli italiani, la domanda resterà probabilmente sbilanciata, anche a dispetto di una crescita della nicchia del variabile.

Il nodo del tasso fisso: quando è davvero “bloccato”?

Un tema destinato a diventare sempre più centrale nel 2026 riguarda il tasso fisso.
L’attuale livello delle offerte non riflette ancora pienamente l’ultimo movimento al rialzo dell’IRS e non sempre le banche garantiscono le condizioni iniziali fino alla stipula per chi sceglie il fisso, diventa quindi fondamentale verificare:

  • per quanto tempo è valido il tasso proposto,
  • in quale fase viene effettivamente bloccato (accettazione, delibera, stipula).

Un aspetto che può fare la differenza in un contesto di tassi stabili ma potenzialmente in lieve risalita.

Uno sguardo al 2026

Il 2026 non sarà l’anno dei grandi ribassi, ma quello delle decisioni ponderate.
In un mercato in cui quasi una compravendita su due è assistita da un mutuo, la differenza non la farà tanto il livello assoluto dei tassi, quanto la capacità di scegliere la soluzione più adatta al proprio profilo, valutando orizzonte temporale, sostenibilità della rata e margini di flessibilità futura.

Dopo anni di eccezioni, il mercato dei mutui entra in una fase più “normale”. Ed è proprio in questa normalità che la consulenza torna ad essere centrale.

 

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