Tassi fermi a zero grazie alla Bce: cosa può succedere ai mutui?

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Tassi fermi a zero grazie alla Bce: cosa può succedere ai mutui?

Si è concluso in un clima da bufera il 2018, con le banche concentrate a restringere le maglie del credito e a recuperare sui consumatori quello che l’aumento del costo del denaro poteva sottrarre alle loro casse. 

L’allarme spread ha fatto presagire la fine di una stagione di ripresa del mercato dei mutui, portando, come reazione quasi e istintiva, una sorta di corsa ad assicurarsi quelli che potevano essere gli ultimi affari prima della “sterzata” e dell’inversione di un trend positivo.

Quanto è invece accaduto ha superato le attese. Se il 2019 si è aperto con pesanti timori, l’emergenza poi è in parte rientrata e si sono smorzate le incertezze che si erano prefigurate alla fine dell’anno scorso, causate dagli “sbalzi di temperatura” dello spread, e che lasciavano prevedere dei rincari sulle rate dei mutui.

Il Quantitative Easing è finito, ma non è terminata l’azione espansiva della Bce a favore delle finanze degli Stati Europei. La conferenza stampa di Mario Draghi ha sancito tassi fermi allo zero per un periodo di tempo esteso. I tassi infatti resteranno invariati almeno fino a fine 2019.

Il mandato di Mario Draghi scade a fine ottobre. Da quando ha assunto l’incarico di governatore della Banca centrale europea il 24 giugno 2011, non ha mai effettuato una stretta. Questo vuol dire che sarà il primo presidente della Bce a chiudere l’incarico senza aver mai alzato il costo del denaro, stabilendo così un “guinness dei primati”.

Diciamo che la Bce  ha stabilito all'unanimità di sorprendere i mercati per contrastare “la pervasiva incertezza” che circonda uno scenario di crescita. Ma la vera sorpresa riguarda le misure di sostegno al credito.

La decisione di prolungare la soglia temporale in cui i tassi non subiranno variazioni è stata accompagnata dall'annuncio di sette nuove aste T-Ltro: a partire da settembre, ha annunciato il governatore della Bce, verrà lanciata, a cadenza trimestrale e con scadenza di due anni ciascuna, una serie di operazioni di finanziamento a lungo termine a condizioni agevolate destinate agli istituti di credito, che termineranno a marzo 2021. 

Le cosiddette aste Tltro (targeted longer-term refinancing operations), il cui annuncio in realtà era atteso dagli analisti per aprile, è stato anticipato data la situazione di rallentamento dell’economia europea. L’operazione annunciata è la terza, dopo quella del 2014 e del 2016. Ma cosa sono e come funzionano i Tltro?

Sono un mezzo che la Bce ha per sostenere l’economia reale, favorendo l’erogazione di credito da parte delle banche a favore di investimenti imprenditoriali e personali, spingendo in tal modo il Pil. Si tratta in sostanza di aste attraverso le quali la Bce eroga prestiti della durata di quattro anni alle banche dell’Eurozona a tassi che possono andare dal livello di riferimento per i depositi allo 0%.

Tassi dei mutui e Tltro: qual è l’ effetto?

Va sottolineato che la liquidità presa in prestito con i Tltro non può essere destinata ai mutui casa, in quanto si vuole evitare di creare una bolla immobiliare. Tuttavia, anche i mutui risentiranno favorevolmente delle condizioni agevolate dei finanziamenti della Bce, anche in modo indiretto: 

Dal momento che le banche potranno pagare tassi agevolati sui prestiti per gli altri servizi, non avranno necessità di rincarare i tassi sui finanziamenti, mutui compresi, ancora per diverso tempo.

Per quanto il futuro resti incerto un dato si può dare ormai dare per certo: gli spread hanno toccato il fondo e nei prossimi mesi o anni non potranno che salire.

L’instabilità dovuta alla crisi dell’economia mondiale ed europea, se da una parte ha causato problemi agli investitori in borsa, ha giovato al settore dei finanziamenti immobiliari, a tutto vantaggio di chi si appresta ad acquistare casa.

Cosa potrebbe cambiare per chi voglia sottoscrivere un mutuo a marzo 2019? 

Lo stato di salute del nostro mercato dei mutui appare buono. Le dinamiche di ripresa del settore immobiliare spingono la ripartenza delle operazioni di finanziamento con finalità acquisto casa e la crescita del mercato dei mutui nel suo complesso. 

I tassi a zero avvantaggiano coloro che hanno già sottoscritto un mutuo a tasso variabile: l’annuncio di Draghi difatti prolunga la “pacchia” per chi sta rimborsando un mutuo a tasso variabile.

Chi già ce l’ha, sta continuando a pagare un Euribor stabilmente intorno allo zero e, a questo punto, le parole di Draghi proiettano al di là nel tempo il momento in cui tornerà su livelli più alti. Questo prolungamento dei tempi di costo del denaro ai minimi potrebbe riportare l’attenzione sul tasso d’interesse variabile sui mutui, cosa che fino ad adesso non era avvenuta.

Con la prospettiva che, finendo il Quantitative Easing e l’era di Mario Draghi, i tassi potessero cominciare a salire, il tasso finito ha avuto la meglio. Qualcosa sta cominciando a muoversi e a cambiare. 

Nonostante il fisso continui a restare intorno all’1,80% e farla da padrone, è verosimile una rimonta del variabile soprattutto nei prossimi mesi, con qualcuno che potrebbe decidere di tentare la scommessa di lasciare il porto sicuro del fisso per cercare di risparmiare qualcosa. 

Detto questo, in generale il differenziale tra fisso e variabile è talmente contenuto che si continuerà a vedere ancora una buona percentuale di sottoscrizioni sul tasso fisso.

Le banche si decideranno ad aumentare gli spread? Per migliorare i loro introiti, potrebbero decidere di aumentarli: l’unica incognita è quella che potrebbe essere la valutazione delle banche. Loro stesse staranno iniziando a fare i conti su come potranno utilizzare i fondi provenienti dalla TLTRO e che impatto avranno sui loro bilanci.

Proprio su questo fronte, molte banche potranno iniziare a interrogarsi per capire se man mano non possa essere il caso di aumentare gli spread sui mutui stessi. Questo non perché sia necessario, ma perché rappresentando il margine di guadagno della banca, in un mercato bancario sul quale complessivamente si fa fatica a produrre fatturato, uno degli elementi potrebbe essere proprio la scelta di incrementare gli spread.

…......ma non così in fretta!

Non è detto che la risalita sia imminente e vertiginosa. Ci sono diversi fattori, infatti, che stanno frenando gli istituti di credito dall'aumentare il margine sui mutui. A cominciare proprio dall'abbondante liquidità in circolazione immessa dalla Bce.

Con la delibera dei nuovi prestiti agevolati (TLTRO) per le banche, resta viva la possibilità per le banche di rifinanziarsi a tassi competitivi, il che consentirà alle banche di sostenere ancora le proprie offerte sui prodotti come i mutui.

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