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Mutuo a tasso fisso: conviene? Guida completa e tutte le caratteristiche

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Mutuo a tasso fisso: conviene? Guida completa e tutte le caratteristiche

Mutuo a tasso fisso: conviene? Guida completa e tutte le caratteristiche

Il mutuo tasso fisso: caratteristiche, richiedenti target, andamento storico della domanda e l'evoluzione dell'offerta

Scheda Pratica di
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Mutuo a Tasso Fisso: che cos'è e come funziona

Il mutuo a tasso fisso permette di ottenere un piano di rimborso del mutuo predeterminato alla firma del contratto che prevede rate tutte dello stesso importo sino all'estinzione totale del mutuo. Come tale, il mutuo a tasso fisso garantisce la tranquillità di una rata costante non soggetta a variazioni inattese per tutta la durata del piano di ammortamento. Il tasso fisso del mutuo viene calcolato come somma di due elementi: l'indice di riferimento per i mutui a tasso fisso chiamato IRS o Interest Rate Swap (indice rilevabile giornalmente sui mercati finanziari europei, disponibile per le diverse durate del mutuo a 5, 10, 15, 20, 25 e 30 anni) e lo spread offerto dalla banca (ossia il margine di guadagno applicato dalla banca sul singolo mutuo). Dato che l'IRS di durata e lo spread applicato sul mutuo sono rilevati e fissati al momento della stipula del mutuo, il piano di ammortamento del mutuo viene ad essere "congelato" e composto di rate tutte uguali fra loro, per l'intero piano di rimborso del mutuo.

Il mutuo a tasso fisso permette di avere la sicurezza di una rata mensile "senza sorprese", immutata di mese in mese, ma porta con sé una minore convenienza rispetto ad un mutuo a tasso variabile. Al momento attuale (ottobre 2013) un mutuo a tasso fisso di 120.000 euro a 25 anni offerto alle migliori condizioni di spread di mercato, presenta una rata mensile di 701 euro, mentre un omologo mutuo a tasso variabile - sempre alle migliori condizioni di spread di mercato - presenta una rata di 565 euro, circa il 20% in meno. In altre parole, il beneficio della sicurezza della rata di un mutuo a tasso fisso ha un costo e anche significativo, di norma variabile fra il 10% e il 25% in più rispetto alla rata di un omologo mutuo a tasso variabile (di stesso importo e durata).

Mutuo a Tasso Fisso: per chi è interessante

La scelta tra un mutuo a tasso fisso e un mutuo a tasso variabile dipende da diversi fattori, fra cui il principale è sicuramente la propensione al rischio del futuro mutuatario.

In generale, il mutuo a tasso fisso si presenta come il miglior mutuo per chi ha redditi fissi che probabilmente non cresceranno in maniera significativa con il passare degli anni. In questi casi, la sicurezza di una rata fissa permette di non avere difficoltà economiche future nel caso di improvvisi e consistenti aumenti dei tassi di interesse dei mutui. In altre parole, con un mutuo a tasso fisso il budget di spesa familiare non è impattato in alcun modo dall'andamento del mercato dei tassi di interesse e lo stile di vita del richiedente può rimanere immutato per tutto il periodo di durata del mutuo.

Se si vuole comparare l'andamento della rata di un mutuo a tasso variabile rispetto quella di un omologo mutuo a tasso fisso - confrontando la potenziale spesa totale per interessi nei due casi - è possibile utilizzare il nostro simulatore proprietario accedibile dall'interno di ogni scheda prodotto relativa a mutui a tasso variabile. Si veda a tal proposito anche la nostra guida Mutuo a tasso variabile e la rata futura: calcolo rata mutuo prevista.

La domanda di Mutui a tasso fisso dal 2008 al 2013

I "gusti" e le preferenze espresse dai nuovi mutuatari in termini di tasso fisso o tasso variabile sono stati sempre mutevoli nel corso degli anni, e hanno registrato una forte correlazione con gli andamenti storici degli indici di riferimento Euribor e IRS. A fine 2008 circa il 75% del totale complessivo dei mutui erogati erano mutui a tasso fisso. Dall'inizio del 2007 infatti gli indici di riferimento Euribor (utilizzati per il calcolo del tasso dei mutui a tasso variabile) avevano subito un costante incremento, addirittura superando il livello degli indici di riferimento IRS (utilizzati per il calcolo del tasso dei mutui a tasso fisso) durante gli ultimi mesi del 2008.

Nella seconda metà del 2008 chi doveva sottoscrivere un nuovo mutuo, in 3 casi su 4 preferiva la sicurezza di un tasso fisso, spaventato dalla prospettiva della rata di un mutuo a tasso variabile in costante aumento mese su mese. A distanza di 2 anni, nella seconda metà del 2010, dopo il crollo degli indici di riferimento Euribor a valori sotto l'1,0%, i mutui a tasso fisso arrivavano a contare per circa il 16% delle nuove erogazioni di mutui. Questo nonostante ad agosto 2010 il tasso fisso IRS avesse toccato nuovi minimi - al di sotto del 3% - e alcune banche avessero lanciato offerte speciali sui mutui a tasso fisso particolarmente aggressive (per esempio Banca BNL con il mutuo a tasso fisso al 3,99%).

Dal 2010 al 2013 la situazione non è poi cambiata così tanto: nei primi 6 mesi del 2013, i mutui a tasso fisso hanno spiegato sempre il 16% del totale delle nuove erogazioni di mutuo. Questo nonostante gli indici IRS avessero raggiunto nuovi minimi storici - al di sotto del 2% - e nonostante i tassi variabili, anch'essi ai minimi storici, fossero attesi in lenta e continua crescita sui seguenti 3-5 anni. Come dire, la convenienza della rata di un mutuo a tasso variabile è così ampia rispetto ad un mutuo a tasso fisso, che il rischio di un aumento tassi diventa un rischio sopportabile. Tanto più che se domani la rata aumenterà troppo, si potrà sempre considerare la surroga del proprio mutuo a tasso variabile in mutuo a tasso fisso. E magari un giorno, fra qualche anno, si ripresenterà la situazione vissuta nel 2008, con il 75% dei mutui erogati di nuovo di tipologia a tasso fisso.

Il mutuo a tasso fisso: il punto di vista delle banche

Storicamente le consistenze di portafoglio mutui delle banche operanti in Italia sono al 70% a tasso variabile (fonte Bussola Mutui CRIF - MutuiSupermarket.it). Le erogazioni dal 2010 ad oggi sono state però all'85% a tasso variabile da cui l'interesse delle banche in questo momento storico a riequilibrare le proprie posizioni in portafoglio, aumentando il numero di mutui erogati a tasso fisso. È una missione difficile per le banche in quanto, come abbiamo visto, i richiedenti continuano a preferire la convenienza di una rata a tasso variabile che permette in alcuni casi un risparmio anche superiore al 20% rispetto alla rata di un mutuo a tasso fisso.

Gli istituti di credito "vedono di buon occhio" le erogazioni a tasso fisso anche perchè queste pongono meno rischi di mancato rimborso: sanno che la rata del mutuo a tasso fisso non è destinata a crescere nel tempo, quando oggi è chiaramente l'opposto per la rata di un mutuo a tasso variabile. Detto ciò, le banche possono permettersi di considerare - ai fini della concessione di finanziamenti - dei rapporti rata mensile/reddito mensile maggiormente elevati per i mutui a tasso fisso e quindi ne consegue che il mutuo a tasso fisso è più facilmente ottenibile per il richiedente.

Allo stesso tempo, le banche temono le erogazioni di mutuo a tasso fisso, in quanto con spread odierni oltre il 3%, erogare un mutuo a tasso fisso vuol dire esporsi a una probabile surroga passiva o a una richiesta di rinegoziazione da parte del cliente nei prossimi 3-5 anni, quando lo spread probabilmente diminuirà a valori sotto il 2 o l'1,5%. In caso di un aumento significativo degli indici IRS tale da controbilanciare la probabile riduzione degli spread, il rischio di una surroga passiva potrebbe essere più ridotto. Ad ogni modo resta pur sempre la possibilità di una surroga passiva da mutuo a tasso fisso a mutuo a tasso variabile, che normalmente presenta un indice Euribor in valore più ridotto dell'IRS e uno spread medio più ridotto di quello osservabile sui tassi fissi.

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