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Nel linguaggio finanziario, lo spread indica la differenza fra due quotazioni di un titolo o tra due tassi di interesse; in senso più specifico, quantifica il differenziale bid-ask (traduzione di "forbice denaro-lettera"): il prezzo più basso a cui un venditore è disposto a vendere un titolo (ask) e il prezzo più alto che un compratore è disposto ad offrire per quel titolo (bid) e per tale motivo è spesso utilizzato come misura della liquidità del mercato in un determinato periodo temporale.

Tuttavia, diversi sono i possibili significati attribuibili al termine spread; tra gli altri, il default spread (o credit spread se riferito alle obbligazioni emesse da uno Strato sovrano) è una misura del rischio di default: in altre parole, esprime la differenza tra il tasso di rendimento dei titoli con elevato rischio di insolvenza (obbligazioni di aziende o buoni emessi da Stati con bassa affidabilità) e titoli di pari durata con rischio di insolvenza sostanzialmente nullo (tipicamente buoni emessi da Stati considerati pienamente affidabili), riassunta in punti base (100 punti base corrispondono all'1% di differenza fra i tassi di interesse). Alti tassi riflettono i sintomi di timori del mercato circa la solvibilità dell'emittente sull'orizzonte temporale coincidente con la durata del titolo e rappresentano un particolare tipo di premio finalizzato a compensare il maggiore rischio di default che devono assumere i possessori di quel titolo. Negli ultimi anni, a seguito della "grande crisi" partita dagli Stati Uniti nel 2007, ha assunto un notevole rilievo lo spread inteso come differenziale fra i titoli decennali emessi in euro dagli Stati europei: in particolare, per ciò che riguarda il nostro paese, il termine di confronto è rappresentato dai Bund tedeschi, considerati come titoli privi di rischio di insolvenza dell'emittente (ovvero lo stato tedesco).

Per quel riguarda le operazioni di finanziamento, lo spread indica il valore percentuale che gli istituti di credito (banche) aggiungono al costo del denaro (indicizzato ai tassi Euribor o BCE per i mutui a tasso variabile, IRS per i mutui a tasso fisso) per determinare il tasso di interesse annuo nominale (TAN) da applicare alle operazioni di prestito fiduciario ipotecario (mutuo). Più semplicemente, lo spread quantifica il guadagno reale che la banca ottiene rilasciando il prestito al cliente; nell'erogare il mutuo, infatti, la banca (mutuante) corre il rischio che il cliente (mutuatario) non riesca ad onorare le rate. In quest'ultimo caso, quindi, l'immobile a garanzia (tipicamente oggetto d'ipoteca) verrebbe pignorato: se il valore di mercato dell'immobile risultasse nettamente inferiore, situazione peggiore per la banca, quest'ultima subirebbe una perdita non indifferente.

Lo spread, quindi, viene utilizzato dalla banca anche come forma di tutela e protezione dal verificarsi di scenari negativi: in pratica, aumentando lo spread la banca aumenta il livello di sicurezza associata all'operazione. In periodi storici come quello attuale, quindi, sono facilmente individuabili alcune delle cause che hanno generato un significativo aumento dello spread:

  • la crisi del mercato del lavoro: l'instabilità potrebbe determinare insolvenza;
  • la situazione macro-economica assai critica nel panorama europeo;
  • il generale momento di difficoltà vissuto dall'intero sistema bancario.
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